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«Caso Cso, fare chiarezza perché serve pulizia»

«Caso Cso, fare chiarezza perché serve pulizia»

La Coldiretti commenta l’inchiesta aperta per truffa per fondi pubblici distratti Tonello: «Non siamo soci nella coop presieduta da chi ha patteggiato condanne»

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L’inchiesta sui fondi pubblici irregolari alla Cso (Centro servizi Ortofrutticoli) di Ferrara è appena iniziata. Gli investigatori della Finanza stanno studiando e valutando le carte e il materiale sequestrato in Regione e nella sede di via Bologna ma sull’indagine ora interviene a gamba tesa Coldiretti che chiede agli inquirenti di «fare completa chiarezza, poichè serve pulizia nel settore agricolo dai furbetti che mungono soldi pubblici». Affermazioni dirette che Coldiretti rilascia all’Ansa in una nota in cui si spiega che «in un momento di crisi economica diventa ancora più vitale gestire con oculatezza e trasparenza i fondi pubblici, strumento efficace per sostenere le imprese nel difficile percorso per uscire dalla stagnazione». Un commento perentorio sull’indagine aperta per truffa aggravata a carico di ignoti, sulle presunte irregolarità nell'utilizzo di finanziamenti pubblici da parte del Cso e che nei giorni scorsi aveva visto le perquisizioni in Regione e al Cso. Ora Coldiretti auspica che venga fatta al più presto «completa chiarezza sull'ipotesi di truffa, che distoglie finanziamenti importanti per tutta l'agricoltura emiliano romagnola, per fare anche pulizia in un settore dove spesso si affacciano troppi furbetti per mungere fondi pubblici». Il presidente regionale Mauro Tonello ha poi voluto chiarire che, «contrariamente a quanto comparso su alcuni giornali Coldiretti regionale (e neppure quella provinciale di Ferrara) non è associata al Cso». Perchè - ha spiegato senza citare Paolo Bruni, presidente Cso e ricordando i suoi guai giudiziari - non è nostro costume entrare in una compagine sociale i cui amministratori votino un presidente che, in passato, come amministratore di cooperative, ha patteggiato una condanna per appropriazione indebita di finanziamenti pubblici erogati dal ministero delle Politiche agricole, con relativa restituzione del maltolto, pari a 326 mila euro».

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