È un coro di proteste contro il Pos obbligatorio
Le associazioni di categoria di artigiani, commercianti e professionisti «Sembra più un atto in favore delle banche che per evitare l’evasione fiscale»
Ad artigiani, commercianti e professionisti non piace per niente il Pos obbligatorio, in pratica l’accettazione forzata dei pagamenti in “moneta elettronica” quando l’importo supera i 30 euro. Parlano di ennesima batosta, di aggravio dei conti, a fronte poi di un provvedimento ritenuto quantomeno di efficacia dubbia. E che ha preso il via ieri, in un momento particolare. «Proprio quando si parla di snellimento della burocrazia e si annunciano provvedimenti in questo senso – nota il direttore provinciale di Cna, Corradino Merli -. In aggiunta, veniamo anche dal caos provocato dai pagamenti di Tari e Tasi, differenziate da Comune a Comune». Mettere in mezzo il Bancomat tra azienda e cliente, nelle intenzioni di chi ha pensato al Pos obbligatorio, servirebbe a combattere l’evasione fiscale. Merli non mette in dubbio il fatto che l’obiettivo sia da condividere, «tuttavia – sostiene - sembra un atto in favore delle banche, oltre che dai risultati dubbi: lo stesso fatto di non prevedere sanzioni pare dimostrare che chi ha emanato la norma non ha idea di che benefici porterà e non ci crede per primo».
La Cgia di Mestre ha calcolato una spesa di circa 1.200 per aziende con un volume d’affari annuo di 100mila euro, dovute per dotarsi dei terminali e di quanto occorre per il tracciamento dei pagamenti. Cinque miliardi all’anno sarebbe la somma complessivamente a carico, tra costi di esercizio e commissioni. «Sono spese spropositate – interviene Giuseppe Vancini, segretario provinciale della Confartigianato -. Vede, il Pos potrebbe pure essere una novità positiva contro chi evade. Ma bisognerebbe trovare un modo per ridurre i costi di gestione del sistema alle imprese: sono convinto che all’estero già lo fanno, dato che con la carta di credito si compra un po’ di tutto, anche il giornale. In Italia si finisce invece per mettere in difficoltà i “piccoli” mentre chi commette grandi illegalità continuerà a farla franca. I più colpiti – prosegue Vancini – sarà chi chiede al cliente cifre basse ed effettua molte commissioni per le operazioni: certo un tabaccaio che vende pacchetti di sigarette a cinque euro ci rimetterebbe di più di chi offre prestazioni per migliaia di euro». Cna ha sottoscritto a livello nazionale una serie di convenzioni con istituti di credito e Vodafone per alleviare le spese a carico delle imprese. «Si era provato – riprende Merli – anche a far innalzare la soglia sopra i 30 euro, troppo bassa. Quel che è certo è che si finirà per intaccare i già ridottissimi margini di profitto: difficile pensare infatti che gli artigiani si rivarranno sui clienti, in un momento difficile per l’economia come questo».
Oppure l’effetto potrebbe essere un ulteriore aumento del “nero”. Vista anche la scarsa propensione degli italiani a cambiare le proprie abitudini di pagamento, come attesta qualche sondaggio.
Anche le associazioni dei consumatori sono perplesse: «Quel che ci lascia dubbiosi – spiega Roberto Zapparoli di Federconsumatori – è l’assenza di sanzioni. Siamo in Italia e conosciamo il nostro carattere e il nostro spirito: se non pagano dei costi, quanto si sarà effettivamente incentivati a seguire la norma?». La domanda è retorica, la risposta scontata. E tutto rischia di finire in un nulla di fatto.
Fabio Terminali
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