«La ripresa industriale ancora non c’è»
Il congedo amaro di Fava da Unindustria: il periodo peggiore del dopoguerra e la vicenda Carife resta incomprensibile
Riccardo Fava lascerà giovedì la presidenza di Unindustria Ferrara senza poter inserire nel suo discorso di commiato quei segnali di ottimismo e di uscita dalla crisi che avrebbe fortemente voluto. Il tono non è quello del suo presidente nazionale Squinzi, «stiamo ancora strisciando sul fondo», ma quasi.
Quando ha accettato la presidenza avrebbe mai pensato di dover gestire un periodo così difficile?
«La mia presidenza ha coinciso con il peggior periodo dal dopoguerra per la nostra industria. Si sono combinati tre elementi: la crisi perdurante, il terremoto e le difficoltà di Carife».
A che livello è arrivata la distruzione del tessuto industriale ferrarese?
«Possiamo ricostruirlo partendo dai dati di Unindustria, che ha fatto registrare una tenuta nel numero degli associati. Sono circa 500 come nel 2010, ma nel frattempo abbiamo perso un centinaio di aziende tra liquidazioni, concordati e fallimenti: mai successa, una cosa del genere. Dal punto di vista associativo il riequilibrio è stato garantito dall’ingresso di aziende che si erano sfilate, prima tra tutte la Berco, e da imprese di servizi. È chiaro però che l’impatto occupazionale di queste ultime è inferiore alle industrie perse, e infatti i dipendenti del sistema Unindustria sono calati di oltre 1.500 unità, dalle 21mila di partenza».
Tra parentesi, com’è la situazione della ex Vm integrata nel gruppo Fiat?
«Ora di chiama Fga, dall’1 aprile fino a fine anno è ancora formalmente associata, poi uscirà. È una colonna dell’industria centese e dell’intera provincia, così ci siamo preoccupati che continui a investire sul territorio. Le rassicurazioni dirette in questo senso sono arrivate. Teniamo conto che anche in quella fabbrica saranno applicate tutte le regole del gruppo Fiat, organizzative e contrattuali».
Facciamo un punto congiunturale più accurato.
«Lo scenario è controverso, in questi ultimi mesi abbiamo raccolto qualche piccolo segnale positivo, ma permangono grandi incertezze e i dati dell’ultimissimo periodo riportano tutti alla realtà dei fatti. La fiducia degli imprenditori, e il loro portafoglio ordini, è in miglioramento, ma la produzione industriale ancora non riparte. In particolare sono le piccole e medie imprese concentrate sul mercato interno a soffrire, mentre quelle orientate all’export vanno bene. Si lavora con Europa e Usa, qualcosa sta sviluppandosi anche in Asia e nel Maghreb».
Anche per l’immediato futuro le nostre industrie dipenderanno quindi dall’export: si può aiutarle?
«Come Unindustria ci stiamo concentrando assieme alla Camera di commercio sul sostegno a questi processi, oltre che su innovazione e formazione. Andare all’estero non è facile, lo dico da imprenditore: un aiuto può essere la “rete” di aziende dove ognuno porta una propria capacità, e si cerca di esportare tutti assieme. Ferrara può fare molto di più su questi processi, sono stati siglati diverse decine di progetti ma restiamo lontani da realtà come Modena, che ne conta centinaia».
L’altra criticità da lei citata è il terremoto. Due anni dopo, quante industrie danneggiate o distrutte sono riuscite a districarsi nelle burocrazia e avviare il recupero?
«Com’è difficile fare in questo paese... Gli stanziamenti ci sono, l’accesso e l’utilizzo è un altro discorso. Le procedure così articolate e complesse hanno rallentato i tempi e l’accesso ai fondi è limitato». Il direttore Roberto Bonora aiuta a ricostruire la situazione. «In molti casi siamo arrivati al riconoscimento del danno subìto e all’erogazione dei finanziamenti: l’Ursa di Bondeno, ad esempio, che era stata rasa al suolo e aveva proseguito l’attività amministrativa in un container e quella produttiva altrove. Ceramica Sant’Agostino è in fase di ripresa. Il lavoro di lobbyng da parte dell’associazione è stato formidabile e questo ci è stato riconosciuto dagli imprenditori, in fase di consultazioni per il rinnovo degli organismi. Non c’è stata una sola delocalizzazione da Ferrara».
La terza citazione se l’è meritata la crisi Carife. Cosa auspicano gli industriali a fronte dell’unico, per ora, interessamento di Popvicenza che porterebbe alla fusione?
«Anzitutto devo segnalare che il bilancio Unindustria, che pure chiude il 2013 in lieve attivo, sconta una pesante minusvalenza per la svalutazione della partecipazione Carife. Quando invitavamo gli industriali a sottoscrivere l’aumento di capitale, noi ci credevamo davvero. Auspico che nel prossimo periodo vengano espresse manifestazioni d’interesse da parte di realtà alternative a Bpvi. Caricento? I vertici stanno operando nel più stretto riserbo, c’è un concreto e oggettivo interesse ma è importante che sia fatto uno studio attento sul piano industriale. Aggiungo che le Fondazioni dovrebbero avere l’accesso ai conti della banca per capire di cosa si parla».
Questa vicenda l’ha colpita anche sul piano personale, visto che lei è uno dei consiglieri commissariati e sanzionati: proporrà ricorso?
«Lo farò certamente, come credo tutti gli altri consiglieri. Devo dire che le motivazioni delle sanzioni non danno risposte ai quesiti fondamentali posti dal commissariamento, anzi... Questa amara e tristissima vicenda ha mostrato dinamiche tuttora incomprensibili».
Quali segni sta lasciando il commissariamento sul tessuto industriale ferrarese?
«Segni rilevanti, gli impieghi a Ferrara si sono ridotti drammaticamente; restrizioni e revoche dei fidi, con rientri in tempi strettissimi, sono casi concreti. L’associazione ha reagito con accordi con altre realtà bancarie, nazionali e locali, per trovare compensazioni all’improvvisa riduzione di liquidità. Abbiamo cercato di allungare i tempi, ma si fa fatica a trovare interlocutori».
Tra gli altri problemi ci sono il drastico taglio dei fondi alle Camere di commercio e l’esaurimento della Cig in deroga.
«La riforma nazionale è appoggiata da Confindustria, che è critica nei confronti del sistema. A Ferrara però c’è una buona Camera di commercio, tra le più efficienti in assoluto, quindi credo si debba trovare in modo per consentirle di continuare il lavoro svolto». Sulla Cig in deroga Bonora avanza l’ipotesi che si possa andare a chiusura della posizioni aperte fino al 30 giugno ma resta aperta la questione delle ulteriori contribuzioni chieste alle industrie.
Parliamo di Unindustria: il processo di aggregazione regionale avanza rapidamente, Ferrara è stata invitata ad unirsi all’alleanza Bologna-Modena-Reggio o Unindustria Romagna. Che si fa?
«Siamo sicuramente indirizzati all’integrazione, personalmente lavoro da molti mesi su questo tema e continuerò a dare il mio contributo al nuovo presidente (Maiarelli, ndr), al quale spetterà entro l’autunno pronunciarsi. I poli sono quelli, in Romagna sarebbero ben felici di averci sin dalla partenze e pure gli emiliani hanno dato piena disponibilità. Non possiamo isolarci, in palio ci sono benefici per gli associati e maggior peso rappresentativo».
In conclusione un bilancio della sua esperienza confindustriale.
«Ho lavorato sempre con piacere in questa struttura per migliorare la condizione della categoria. Certo il sacrificio è stato notevole, 16-17mila chilometri percorsi e 600 ore passate in auto da presidente, per esempio: tempo sottratto alla famiglia, visto che l’azienda non si può trascurare».
Stefano Ciervo
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli La Nuova Ferrara per le tue notizie su Google
