La Nuova Ferrara

Ferrara

sfratti: l’effetto crisi

Più difficile pagare l’affitto

Gli effetti della crisi economica, con il loro portato di licenziamenti e cassa integrazione, si sono fatti sentire in modo significativo nell’edilizia popolare, in un contesto sociale e abitativo...

2 MINUTI DI LETTURA





Gli effetti della crisi economica, con il loro portato di licenziamenti e cassa integrazione, si sono fatti sentire in modo significativo nell’edilizia popolare, in un contesto sociale e abitativo già in difficoltà dopo il sisma. «Abbiamo constatato – dice Angela Molossi di Acer – una riduzione dei canoni, che vengono calcolati annualmente sulla base dei redditi degli inquilini. Per ciò che concerne gli incassi, c’è stato un incremento significativo delle richieste di delazione di pagamento delle quote condominiali: in questo momento ne sono in corso quasi 600». Alle azioni legali si ricorre solo in casi estremi: nel 2013 in 31 casi (su un totale di circa 6.800 alloggi pubblici disponibili sul territorio provinciale) si è finiti con lo sfratto, casi in cui comunque la causalità della morosità era secondaria rispetto ad altre situazioni di illegalità ben più gravi o all’abbandono dell’alloggio. Oggi il canone medio per un appartamento Erp è di 119 euro, con un minimo mensile di 20 nei casi di estrema difficoltà. Rimane il fatto che nel privato la situazione è ben più grave: lì 9 sfratti su 10 sono dovuti alla morosità dell’inquilino che non riesce a pagare l’affitto e solo uno su 10 alla finita locazione.

Gli appartamenti pubblici sul territorio comunale di Ferrara sono circa 3.300, di cui 200 in manutenzione e i restanti assegnati. Ultimi in ordine di tempo sono arrivati i 76 del Barco, mentre i 43 in via di realizzazione in via Gustavo Bianchi, di fianco al Motovelodromo, sono di edilizia residenziale sociale, cosa un po’ diversa dall’Erp e che necessita di uno specifico regolamento ancora da approvare. Una ricerca datata gennaio 2013 fotografava la seguente situazione negli alloggi Erp del Comune: dei 3.058 assegnatari presenti il 37% sono famiglie con figli, il 46% anziani, il 17% single senza figli sotto i 65 anni. Dal punto di vista della nazionalità invece, solo il 10% delle case risultavano assegnate a famiglie straniere o che avessero almeno un componente straniero, mentre il 90% era abitato da assegnatari italiani. I nuclei cosiddetti “fragili”, ossia quelli seguiti dai servizi sociali, rappresentavano il 12% delle assegnazioni. (f.t.)

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli La Nuova Ferrara per le tue notizie su Google