Esplosivo e tanta cocaina Comacchiese nei guai
Obbligo di dimora per il 29enne. Si occupava periodicamente della vendita Nella rete altre due persone. Uno è il figlio di un boss della Mala del Brenta
COMACCHIO. Sandro Biasioli, 41 anni, di Campagna Lupia, è stato arrestato dalla Guardia di Finanza, per traffico di sostanze stupefacenti. È figlio del noto Danilo, l’uomo che insegnò a Felice Maniero come riciclare il denaro sporco. Sandro, incensurato, ufficialmente era socio in una catena di pizzerie da asporto che ha negozi in Riviera e Miranese. I finanzieri del Gico però sono convinti che il suo tenore di vita era eccessivo rispetto a quello che poteva guadagnare; soprattutto non poteva permettersi di pagare i diversi mutui aperti per acquistare immobili e auto di lusso. E quindi sono riusciti a ottenere dal giudice un sequestro di beni per un milione e duecentomila euro. Con lui in manette è finito anche Nicola Venturini, 35 anni, anche lui di Campagna Lupia e incensurato. È considerato dai finanzieri il suo braccio destro. Mentre i due sono finiti in carcere, ha l’obbligo della dimora Alberto Piccoli, 29 anni, di Comacchio. Durante l’indagine i finanzieri hanno sequestrato mezzo chilo di cocaina e scoperto, sotterrato in un campo, una discreta quantità di esplosivo da cava. Le indagini sono nate dall’arresto di un mirese che, dopo essere finito dietro le sbarre per droga ha deciso di collaborare con gli inquirenti, fornendo informazioni che hanno consentito di risalire ai tre. Stessa collaborazione con gli investigatori, anche da parte di altri quattro spacciatori che, pur venendo arrestati, sono rimasti fuori grazie a quanto hanno raccontato. Ognuno dei tre arrestati aveva un ruolo definito. Biasioli reperiva lo stupefacente in quantità tali da riuscire addirittura a “saturare” una buona parte del mercato della provincia veneziana; Venturini (detto “Tamburo”) lo distribuiva, dopo aver tagliato e confezionato le dosi; mentre Piccoli, si occupava periodicamente della vendita al minuto.
Le posizioni dei tre arrestati sono state passate al setaccio anche dal punto di vista patrimoniale, rilevando significative incongruenze tra i redditi dichiarati e i beni posseduti. Da questi approfondimenti è emerso che i tre conducevano un tenore di vita al di sopra delle proprie possibilità. Grazie allo spaccio, infatti, i tre erano riusciti a incrementare notevolmente il proprio patrimonio, “coprendo” le acquisizioni di beni attraverso mutui bancari, in modo da nascondere la provenienza illecita del denaro utilizzato. Alla fine il gip di Venezia ha disposto il sequestro preventivo, finalizzato alla confisca per sproporzione prevista dalla normativa antimafia, del loro patrimonio, per un valore di 1.200.000 euro. Si tratta di case, garage, auto, una barca e polizze assicurative.
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