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Giovani stilisti imparano in azienda

Giovani stilisti imparano in azienda

Stanno realizzando i loro modelli entrando in ogni fase della lavorazione. Le imprenditrici-tutor: serve solo il top

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Il solo talento non basta ad assicurarsi un futuro nel settore moda. Servono tanto lavoro, studio e ricerca, volontà di imparare tutto ciò che serve a dare vita ad un capo bello, alla moda e di impeccabile qualità in ogni dettaglio. Così, i cinque giovani finalisti del Concorso Cna “La Moda in Castello siamo anche noi” sono stati messi all’opera, nelle scorse settimane, in aziende artigianali della nostra provincia per collaborare in prima persona, “sporcandosi le mani”, nella realizzazione materiale dei propri modelli, dal figurino al taglio, dalla selezione delle stoffe alle finiture, fino alla confezione finale. Un processo di cui non avevano conoscenza diretta, ma assolutamente essenziale per chi intende oggi lavorare nel settore della moda, acquisendo gradualmente quel patrimonio di conoscenze immateriali fatto di artigianalità, perfezione delle lavorazioni e cura del dettaglio, che rappresenta l’autentico made in Italy. Di questa storia e cultura professionale si sono fatte interpreti le tre imprenditrici ferraresi che hanno voluto offrire gratuitamente questa opportunità a giovani in cerca di futuro, e lo stanno facendo fino dalle prime battute di questo concorso, giunto alla terza edizione.

«Credo molto nella formazione in azienda dei giovani, tanto che ho deciso di contribuire in qualità di mentoring alla Scuola d’impresa, creata recentemente dalla Cna – spiega Maria Grazia Zapparoli, titolare dell’impresa Grazia Confezioni di Ferrara, in attività dal 1986 – La scuola, pur valida, non basta a preparare le giovani generazioni ad inserirsi nel mondo dell’impresa. Ecco che, allora, diventa indispensabile una reale trasmissione di conoscenze di quella professionalità e cultura materiale del saper fare, ancora forte nelle nostre imprese, nonostante la crisi che abbiamo vissuto in questi anni».

Che il mercato sia radicalmente mutato negli ultimi decenni è incontestabile, richiedendo un approccio profondamente diverso da parte delle aziende che vi si confrontano giorno per giorno. «Le commesse di dimensioni più rilevanti vengono portate all’estero – precisa infatti Maria Grazia – a noi arrivano quelle quantitativamente più limitate e più complesse, per la qualità delle lavorazioni richieste e quindi la forte incidenza di lavoro manuale. A noi si chiede il top, la qualità del made in Italy. Purtroppo, oggi, queste doti esclusive non vengono remunerate come meriterebbero, anche se ci garantiscono lavoro».

«Bisogna cercare di essere continuamente al passo con i tempi – aggiunge poi Laura Vallieri, imprenditrice della Sartoria Laura Mode di Copparo – il mercato cambia in continuazione, così come la richiesta di servizi sempre più avanzati».

Anche Laura ha iniziato questa attività, quasi 20 anni orsono, per passione, ma «questa spinta va continuamente alimentata nel tempo, attraverso l’acquisizione di conoscenze. Serve una solida preparazione di fondo, ma anche curiosità, studio, ricerca, ad esempio di materiali innovativi, rifiniture speciali. I giovani sono importanti, perché portano stimoli nuovi e possono aiutarci a migliorare».

È orgogliosa del suo lavoro Debora Trapella, 25 anni, subentrata gradualmente nell’impresa grazie all’appoggio del padre Raffaele, fondatore della Debora Confezioni di Codigoro, che impiega 23 dipendenti. «Mi sto laureando e, intanto, lavoro in azienda. E’ un bell’impegno, bisogna procurare continuamente commesse perché l’impresa sia competitiva sul mercato e per garantire il lavoro dei nostri dipendenti. Fortunatamente, mio padre ha realizzato forti investimenti negli ultimi anni, cambiando tutti i macchinari e creando un laboratorio all’avanguardia. Per il momento, fortunatamente, il lavoro non manca, anche se non possiamo mai rilassarci, andando sempre alla ricerca di nuove commesse e clienti. È indubbio che oggi il mercato sia tutt’altro che facile. Però, i nostri punti di forza - qualità e puntualità delle consegne – sono ancora ripagati con la fiducia dei nostri clienti».

Per giovani che intendano accedere a questo settore oggi la strada è tutta in salita, non lo nascondono le imprenditrici. «È dura per un ragazzo a cui, spesso, non si offrono neppure opportunità – dice Debora – Per questo mi è sembrato giusto dare una mano. I giovani stilisti, ai quali abbiamo realizzato il figurino del Concorso Cna, sono stati in azienda per intere giornate, apprendendo tante cose su come si crea materialmente un abito, a partire da un’idea. La ragazza dello scorso anno, però, ci ha poi telefonato ringraziando per quanto aveva imparato».

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