«Hanno infranto i loro doveri di servizio»
Le carte dei giudici contabili diventano un atto d’accusa: queste le responsabilità amministrative
Il processo amministrativo è iniziato il 9 dicembre 2010, dopo che il Ministero trovò l’accordo, di transazione, con la famiglia Aldrovandi, pagando 1milione 948mila 184, 95 euro «riconoscendo il risarcimento dei danni da decesso, determinato dall’intervento di controllo eseguito dagli agenti della polizia di Stato il 25 settembre 2005». La prima fase del processo si è concluso nella verifica istruttoria, con la richiesta di condanna per 1 milione 870 mila 934, 95 euro (decurtata dalla somma totale per il caso Aldro Bis, 78mila euro). Perchè scrivono i procuratori Salvatore Pilato e Quirino Lorelli nell’atto di 25 pagine, «nel giudizio di responsabilità amministrativa assumono fondamentale rilevanza tutti gli accertamenti espletati sulle condotte degli agenti e sull’ingiustificabile eccesso nell’uso delle armi e dei mezzi di contenzione fisica». La «grave colpa personale» di Luca Pollastri, Monica Segatto, Enzo Pontani e Paolo Forlani, per la procura, è da ricercare nella loro condotta per vari motivi: l’aver omesso di richiedere l’intervento del personale sanitario verso Federico Aldrovandi «rinvenuto in stato di evidente ed inconfutabile agitazione psicomotoria da assunzione di sostanze stupefacenti o affini per effetti similari». Poi, i 4 agenti innescarono il violento scontro «nonostante le condizioni psicofisiche di Federico, ingaggiato dai poliziotti per contrastare la resistenza con palese e manifesto eccesso dei limiti del legittimo intervento di polizia». Quindi anche l’eccesso della superiorità numerica, «le ripetute e prolungate percosse col ricorso di manganelli e nella posizione dopo la collutazione e anche dopo immobilizzazione a terra». I giudici hanno valutato anche l’omissione delle prime cure verso Federico nonostante «la invocazione di aiuto e per averlo tenuto in posizione prona che lo ha reso agonizzante per le difficoltà respiratorie», e per aver concausato la morte di Federico per «la insufficienza cardiaca conseguente al difetto di ossigenazione per gli sforzi per resistere alle percosse coi polsi ammanettati che ha aggravato la difficoltà di respirazione». Su tutti i profili di colpa le prove documentali «acquisite assistite e coperte dalla efficacia del giudicato penale (sentenze definitive) dimostrano la sussistenza di tutti gli elementi costitutivi della responsabilità amministrativa di natura indiretta perchè conseguente al risarcimento del grave danno arrecato al giovane deceduto e ai suoi eredi». La procura ha individuato,spiega, «condotte inadeguate e sproporzionate alla reale esigenza di fatto infrangendo gli elementari doveri di servizio correlati alla tutela dell’ordine pubblico e dei diritti fondamentali del cittadino».
Da qui la citazione delle motivazioni della Cassazione che aveva reso definitiva la condana a 3 anni e 6 mesi (3 indultati e il resto dei 6 mesi scontati, in parte o in toto in carcere).
Quindi la procura cita anche la Convenzione dei diritti dell’uomo che ha «affermato che non è legittima la lesione del diritto alla vita di una persona che non è pericolosa, non ha commesso alcuna infrazione di carattere violento nè ha costituito minaccia per gli agenti operanti». E ancora, a sintesi: «Il caso della morte di Federico Aldrovandi concreta una violazione dei principi fondamentali in materia di utilizzo della forza da parte degli organi di polizia che ha indotto lo Stato italiano ( il ministero) al risarcimento dei danni civili in favore degli eredi del defunto». Da qui il risarcimento da chiedere, pretendere,ottenere.
Ora la parola alla Corte.
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