La Nuova Ferrara

Ferrara

carife

Maiarelli schiera l’industria

Stefano Ciervo
Maiarelli schiera l’industria

Il neopresidente: massimo impegno per non perdere la nostra banca. E chiede meno burocrazia. Tagliani mostra sintonia

3 MINUTI DI LETTURA





FERRARA. Riccardo Maiarelli schiera gli industriali ferraresi a difesa della Cassa di Risparmio, affiancando la sua nuova carica di presidente di Unindustria a quella di numero uno della Fondazione Carife. «Potete contare sul fatto che nel mio doppio ruolo assunto con oggi - apre così la relazione all’assemblea degli industriali che l’avevano appena eletto - riserverò il massimo impegno affinché il nostro territorio non perda l’importante riferimento che ha rappresentato per oltre 170 anni il nostro istituto di credito. Le condizioni che hanno determinato l’attuale situazione della Cassa di Risparmio di Ferrara sono caratterizzate da una ‘chimica’ complessa, ma non vi è dubbio che il perdurare della crisi e in particolare la debolezza del nostro tessuto economico hanno contribuito in modo determinante». Queste parole della relazione, assieme a quelle aggiunte a braccio, «come imprenditore ho interesse particolare all’azionariato diffuso, al personale della banca e al suo rapporto con il sistema delle imprese», sono le uniche pronunciate in forma pubblica.

[[atex:gelocal:la-nuova-ferrara:ferrara:cronaca:1.9536196:gele.Finegil.StandardArticle2014v1:https://www.lanuovaferrara.it/ferrara/cronaca/2014/07/03/news/la-fondazione-carife-consulta-i-grandi-soci-sull-assalto-di-bpvi-1.9536196]]

Ma pesano, queste parole, su una platea composta in gran parte da azionisti e clienti di Carife (e di Caricento), e sulla futura trattativa con Popvicenza, decisa nel caso a integrare Carife. Come è balzata agli occhi la sintonia, quasi l’affabilità esibita dal sindaco Tiziano Tagliani («con Riccardo ci vediamo tutti i giorni, molto presto, al Continental»), che ha evitato di parlare di banca ma è pronto a consolidare un asse forte con il neopresidente: «In questi 5 anni abbiamo lavorato in assoluta sintonia con Unindustria su petrolchimico, edilizia, ambiente. Ora c’è bisogno di gente che si esponga, come sta facendo Maiarelli, per creare relazioni forti nelle alleanze territoriali post-Province e nella semplificazione. La lavagna è vuota, con forti alleanze interne sapremo sfruttare le grandi potenzialità di sviluppo dell’area attorno a noi (Ravenna candidata capitale europea della cultura 2019, Eataly a Bologna, Asse Adriatico, Destra Po), altrimenti è dura».

Maiarelli ha rilanciato, a sua volta, con una richiesta precisa agli amministratori locali, «agiscano secondo buon senso comune piuttosto che le rigidità della burocrazia, facendo leva sulle possibilità interpretative offerte dall’ordinamento giuridico nazionale per rendere meno difficoltosa, quando possibile, la vita quotidiana dell’imprenditore». Diretto l’appello ai sindacati, «auspico un’interazione che vada al di là della semplice gestione delle crisi aziendali, ma consenta altresì di accogliere una visione del mercato del lavoro che sia in più in linea con i nuovi parametri economici con cui tutti dobbiamo confrontarci. Una visione che contempli, ad esempio, lo sviluppo di nuovi e più attuali modelli contrattuali». Sembra un riferimento ai casi Fiat e Lte, ma la partita è tutta da giocare.

Gli altri interlocutori chiamati in causa da Maiarelli sono il sistema bancario nella sua interezza, «tra i compiti primari della nostra gestione vi sarà quello d’intraprendere azioni che siano volte a migliorare le condizioni di accesso al credito, sia esso quello erogato dal sistema bancario che quello ottenibile tramite finanziamenti pubblici è da nuove forme di finanziamento che si stanno affermando». E il governo, verso il quale ci sono molte aspettative («il mandato popolare confermato al presidente Renzi alle ultime elezioni europee è testimonianza di straordinaria necessità di cambiamento») ma che sta portando avanti «un sostanziale ridimensionamento» delle Camere di commercio, in linea tra l’altro con Confindustria: peccato che a Ferrara la Cciaa «ha svolto e continua a svolgere un ruolo importantissimo», che porta Unindustria a schierarsi contro «il depauperamento o addirittura l’abolizione».

Il tutto va naturalmente inserito in un quadro congiunturale ancora depresso, con «il valore aggiunto prodotto dalle imprese della provincia nel 2013 che è il più basso dal 2005», la forbice dell’export allargata e la disoccupazione record. Ne possiamo uscire, è lo scatto d’orgoglio di Maiarelli, grazie ai nostri valori «capacità d’innovazione, design, qualità dei prodotti e dei servizi, elevati standard dei processi produttivi»: a patto che le cose di cui sopra vadano al loro posto.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli La Nuova Ferrara per le tue notizie su Google