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All’ospedale Sant’Anna arrivarono 55mila feriti

All’ospedale Sant’Anna arrivarono 55mila feriti

Oltre alle lesioni da armi, molti furono colpiti anche da colera e tubercolosi Fu curato anche Mussolini nella zona di “primo sgombero”

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«Il 22 giugno del 1915 un treno di passaggio a Ferrara, scarica il primo ferito di guerra; dopo pochi giorni un intero convoglio di 150 militari viene ricoverato nelle nuove strutture ospedalieri ferraresi». A raccontarci la storia e l'ampio spazio che ebbe l'arcispedale S. Anna nella Grande Guerra, sono Donato Bragatto e Lorenzo Cappellari rispettivamente presidente e socio dell'Associazione culturale di ricerche storiche Pico Cavalieri di Ferrara. A quel primo fante di giugno ne seguirono altri 55.000, tanti furono i ricoveri nel corso della guerra al S. Anna e in altri ospedali nati in altre parti della città, come "Villa del Seminario" (l'attuale Città del ragazzo) e della provincia (Bondeno, Cento, Copparo, Portomaggiore).

«Il problema dei malati che arrivavano - dice Lorenzo Cappellari, che è anche medico chirurgo a Cona - era la stabilizzazione del paziente. La maggior parte dei soldati feriti moriva sul campo di battaglia, un'altra durante il trasporto negli ospedaletti di prima linea. Quelli che arrivavano qui erano pazienti cronici con ferite da consolidare, cioè già stabili. Si parla sempre delle ferite, ma la quota principale dei soldati erano ammalati: colera, tetano, tubercolosi. Nel 1915 sul Carso ci fu un'epidemia di colera che causò migliaia di morti». I primi ricoveri avvennero nel vecchio ospedale di piazzetta S. Anna e successivamente si utilizzò il nuovo ospedale di Corso Giovecca, prima gestito dalla Croce Rossa e poi dalla Sanità Militare con una capienza di ottocento posti tra militari di truppa e ufficiali. «L'Ospedale territoriale della Croce Rossa di Ferrara- dice Bragatto - fu riconosciuto dalle autorità sanitarie nazionali, il più grande di tutti gli ospedali della Croce Rossa d'Italia e fu portato come modello alle altre unità sanitarie dell'associazione. Furono compiute delicate operazioni chirurgiche; furono ospitati infermi con malattie infettive gravissime ed in numero notevole. La mortalità minima verificatasi dell'1% testimonia l'indiscutibile validità del funzionamento degli operatori ferraresi». Nel novembre 1916 fu ricoverato anche il bersagliere Benito Mussolini, sofferente di una intossicazione intestinale. Nella facciata del S. Anna fu affissa una lapide “Benito Mussolini qui lavò le sacre ferite”, ma fu rimossa dopo il 25 aprile 1945.

Oltre al S. Anna, essendo Ferrara zona ospedaliera di "primo sgombero", furono ricavate altre strutture in alcune scuole cittadine: nelle regie scuole tecniche Bonatti in via Savonarola (l'attuale Istituto Einaudi), nelle scuole Guarini di via Bellaria e un altro ospedale fu ricavato nella scuole Alfonso Varano di Via Ghiara. Il numero dei posti di degenza disponibili nei vari ospedali andò man mano ampliandosi; fino a Caporetto la capienza era di 1310 posti letto e dopo la disastrosa ritirata si arrivò a 2.094, fino a che nell'ottobre 1918 la capienza delle strutture cittadine toccò i 3561 posti letto. Un discorso a parte merita l'Ospedale militare di riserva per malattie nervose. Oggi siamo abituati a parlare di disturbi post traumatici dovuti alle guerre, allora ancora no. "L'8 marzo del 1916 - racconta il presidente della Pico Cavalieri - fu inaugurato un altro ospedale nella Villa del Seminario Arcivescovile di Aguscello. In questo ospedale, unico del genere in Italia, furono ricoverati ufficiali e soldati affetti da malattie nervose contratte al fronte. Giorgio De Chirico, militare del 27° Reggimento di fanteria (Brigata Pavia) nell'estate del 1917, a causa di un esaurimento nervoso fu ricoverato a Villa Seminario insieme ad un altro soldato del 27° Reggimento, il pittore Carlo Carrà. Fra i due artisti sorse subito un rapporto di amicizia che sfociò nella 'Pittura Metafisica'. Qui i due artisti dipinsero alcuni capolavori tanto che Villa Seminario fu ribattezzata in seguito Villa della Metafisica".

Le terapie applicate a Villa Seminario - che era diventata un vero punto di eccellenza sanitaria nazionale - erano innovative e si distinguevano da quelle praticate nei manicomi. Nella Villa - che fu messa gratuitamente a disposizione dall'arcivescovo di Ferrara, il cardinale Giulio Boschi - aveva una grande importanza la terapia dello "svago": si praticavano orticoltura e giardinaggio, si organizzavano periodicamente spettacoli e concerti, giochi ed esercizi sportivi. Dopo Caporetto l'ospedale fu soppresso e il personale specializzato e il materiale tecnico furono impiegati a costituire il nucleo dell'istituendo Centro Neurologico di Bari.

Fabio Ziosi

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