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«Entra solo chi garantisce la sicurezza»

«Entra solo chi garantisce la sicurezza»

La protesta dei sindacati ieri al polo chimico dopo il nuovo grave infortunio sul lavoro

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«La soluzione è politica: al Petrolchimico entrino solo aziende e società che garantiscono la sicurezza». Ne è convinto il segretario generale della Filctem-Cgil Mauro Cavazzini, che ieri era davanti ai cancelli di piazzale Savonuzzi prima per il volantinaggio e poi per le due ore di sciopero indette dopo l’infortunio che ha coinvolto Marco Tieghi. Circa una cinquantina – e tutti dell’indotto – i dipendenti che sono usciti dal cancello durante l’astensione dal lavoro, anche se probabilmente alcuni addetti agli impianti hanno scioperato senza uscire. «È caduto mentre si trovava su un capannone di proprietà di Yara – ricostruiva il sindacalista – , ma stava lavorando su un tetto su cui ha un diritto di superficie la Contatto, che lo usa per impianti fotovoltaici. Siccome però non ha le caratteristiche per svolgere quel lavoro, lo appalta alla Fratelli Tassi, che a sua volta lo subappalta alla New Project Energy. Ed è nei passaggi che si perde il valore del lavoro, perché gli appalti vengono ceduti al massimo ribasso, e chi se li aggiudica, che di solito è strozzato, siccome non riesce a gestirli a sua volta li passa. Così si perde in sicurezza e in salario. In questo caso non abbiamo elementi per denunciarlo, ma che in mezzo a passaggi simili possano esserci elementi di caporalato è più che una probabilità». Il tema del lavoro nero – o meglio grigio – al Petrolchimico non è nuovo: non è stato firmato un protocollo proprio per prevenirlo? «Il protocollo è un ottimo strumento, ma ancora non risolutivo» commenta Cavazzini. Fra i lavoratori che ieri sono usciti durante lo sciopero prevale lo sconforto. Per Simone Tiberio di Simec «queste sono cose che si possono evitare, perché si sa che negli appalti la sicurezza viene trascurata, ma gli scioperi indetti dopo i fatti servono a poco». D’accordo i colleghi Moris Gementi («queste cose non devono più accadere»), Enrico Colozzi e Rossano Modena, che lavora per un’altra azienda dell’indotto.

Gabriele Rasconi

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