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I sindacati: garanzie sugli investimenti Eni

Stefano Ciervo
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Il cambio ai vertici del colosso pubblico alimenta incertezze. Resta chiuso il cracking di Marghera, diversi impianti ferraresi sono fermi e bisogna confermare l'investimento da 180 milioni di Versalis

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FERRARA. Eni ha cambiato completamente i vertici, con Emma Marcegaglia presidente e Claudio Descalzi amministratore delegato, e subito sono tornati a risuonare ad alto volume gli allarmi sull'addio alla chimica del colosso pubblico. Chiusura di quattro delle cinque raffinerie italiane, tra le quali c'è Marghera che alimenta di etilene e propilene il petrolchimico ferrarese, e il futuro a rischio per Versalis, sono le indicazioni che rimbalzano dai giornali nazionali ai sindacati, e promettono di innescare una nuova stagione d'incertezza. «A questo punto le preoccupazioni diventano concrete e, purtroppo, confermano i dubbi da tempo espressi sulle politiche d'investimento Eni e anche quanto stiamo osservando nei petrolchimici, Ferrara compresa» è la sottolineatura di Mauro Cavazzini, segretario dei chimici Cgil. Si parte da quanto successo l'altro giorno a Marghera, quando l'azienda ha convocato i sindacati informando loro che la fermata del cracking lagunare, in atto da mesi ma in procinto di concludersi (gli accordi indicavano agosto), in realtà continuerà fino al 2015. Brindisi, che doveva fare la "staffetta", non si ferma più, è stata la precisazione aziendale. «In questi mesi l'approvvigionamento di etilene e propilene ai nostri impianti è stato garantito dalle chiatte, che hanno portato la materia prima all'imbocco del "tubo" di Marghera collegato con Ferrara - spiega Stefano Mantovani (Femca Cisl) - C'è stato qualche ritardo ma la cosa ha funzionato, certo per qualche mese». Se dovesse diventare una modalità standard, con la chiusura del cracking, tutti i contratti di fornitura alle altre imprese del petrolchimico andrebbero rivisti, con conseguenze immaginabili. I sindacati veneziani hanno dichiarato uno sciopero per lunedì, la preoccupazione monta.
Come pure a Ravenna, dove l'incertezza suVersalis è massima. In piazzale Donegani, invece, «l'impianto pilota XXVIº è fermo fino a settembre, come pure i catalizzatori, visto che l'incontro in programma giovedì è stato rinviato al 10 luglio» dice Cavazzini. Due giorni dopo, non dev'essere un caso, la data fissata da Descalzi per incontrare i sindacati nazionali, su richiesta («alla luce di segnali preoccupanti relativi alla presenza industriale di Eni in Italia») di questi ultimi.
«Vogliamo garanzie sul mantenimento degli investimenti del piano Versalis 2016: a Ferrara la terza linea di elastomeri da 180 milioni di euro, il maggior investimento su impianti chimici previsto in Italia» è la sottolineatura di Cavazzini. Femca Cisl ha diffuso ieri un volantino nel quale, riassumendo l'esito dell'incontro con la direzione ferrarese di Versalis sulla nuova organizzazione in 6 unità di business, prende atto del piano di spending review del gruppo, indica una serie di priorità per la società chimica dell'Eni: «Evitare tagli lineari, puntare molto su ricerca e sviluppo, operare sulla chimica come settore sostenibile, da svecchiare e ampliare dando seguito agli investimenti già previsti». Il volantino chiude indicando come «assolutamente indispensabile vedere i vertici aziendali per riconfermare il piano complessivo di Versalis anche per Ferrara, in termini d'investimenti, assetti produttivi, di ricerca e occupazionali». Per Mantovani il livello di preoccupazione «va tenuto sotto controllo, fino a prova contraria valgono gli impegni presi: certo ci aspettiamo parole chiare dai vertici aziendali». Bisognerà attendere questi passaggi prima di convocare, eventualmente, i 2.000 dipendenti.
 

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