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«Un accordo tra sindaci per governare il Castello»

La proposta di Calvano (Pd): 12 consiglieri, Tagliani in pole per la presidenza Ma in teoria è possibile eleggere ancora Zappaterra. Alle urne il 28 settembre

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La nuova Provincia nascerà domenica 28 settembre, quando si riuniranno i consigli comunali per eleggere il nuovo presidente dell’ente di secondo grado e gli stessi consiglieri provinciali. Le regole sono ormai delineate, con le circolari ministeriali e i conteggi applicati alle varie realtà territoriali, che disegnano per Ferrara (353.481 abitanti, 24 Comuni e 386 grandi elettori) un’assise territoriale di 12 componenti e 20 le firme di elettori necessarie per presentare una lista che concorre a questa elezione. Gli elettori del nuovo consiglio provinciale, infatti, sono i consiglieri eletti nei Comuni, che rappresentano anche la platea all’interno della quale raccogliere le firme. Il voto è ponderato, nel senso che quello dei consiglieri comunali di Ferrara avranno un peso molto maggiore di quello degli eletti a Lagosanto o Formignana. Possono candidarsi solo consiglieri comunali, con l’aggiunta, ma solo per questa tornata elettorale, degli ex consiglieri provinciali e dello stesso presidente Marcella Zappaterra.

E qui la parte tecnica lascia lo spazio a quella politica, visto che le liste delle candidature dovranno venir fuori da mediazioni tra partiti e territori, come pure il nome del nuovo presidente, che avrà poteri e capacità di delega tutti da definire: l’appuntamento fondamentale in questo senso è la conferenza Stato-Regioni del 7 luglio. Zappaterra non sembra orientata a dare disponibilità a rimanere al suo posto, resta sul campo la proposta di mediazione del segretario democratico Paolo Calvano. «Ho detto che la modalità migliore per procedere sarebbe quella di trovare un accordo tra forze politiche e territori, presentando così una lista unica e un candidato condiviso alla presidenza: mi pare che l’idea sia stata ben accolta ma serve l’intesa dei diretti interessati» ammette Calvano. La palla passa quindi ai sindaci e già si parla di un’autoconvocazione forse già entro il mese. Per avere la forza necessaria, la convocazione dovrebbe essere sostenuta, oltre che dal sindaco di Ferrara, anche da quelli dei Comuni più rappresentativi a livello politico e territoriale.

In questo schema sarebbe lo stesso Tiziano Tagliani il candidato naturale al Castello, visto che sul sindaco del capoluogo si stanno orientando in realtà come Bologna (città metropolitana), Modena e Forlì. Il Pd dovrebbe ottenere la maggioranza dei seggi (la proporzione potrebbe essere 8-4 per il centrosinistra, che governa 18 Comuni su 24) e il capoluogo a rivendicare il “bottino” più consistente: 3-4 consiglieri, contro i 2-3 di ognuna delle quattro Unioni dei Comuni del territorio. (s.c.)

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