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Una città in stato di guerra Il ruolo strategico di Ferrara

di FABIO ZIOSI
Una città in stato di guerra Il ruolo strategico di Ferrara

Lo storico Trevisani: qui c’era uno dei più importante aeroscali italiani per dirigibili Sempre più importante la logistica dopo la disfatta di Caporetto e l’arretramento del fronte

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FABIO ZIOSI. L'immagine di Ferrara città lontana dalla Prima Guerra Mondiale solamente perché il fronte si trovava sulle Dolomiti e, dopo, lungo il Piave, non è esatta. La nostra città e anche parte della provincia, pur non essendo in prima linea, ebbe un ruolo fondamentale, tanto che la definizione esatta - attribuitale dalle autorità militari - era di “città in stato di guerra”. A parlarci di quel periodo è Enrico Trevisani, dell'Archivio comunale di Ferrara-Biblioteca Comunale Ariostea e studioso di quegli avvenimenti. «Ferrara fu molto attiva in vari settori, in particolare la nostra città ospitava uno dei più importanti aeroscali per dirigibili di tutta Italia. Su questo argomento sarà realizzata una mostra presso la Biblioteca Ariostea dal novembre di quest'anno al febbraio del 2015, che ha come partnership la Marina Militare e l'Aviazione Militare». L'utilizzo di velivoli all'inizio del '900 voleva dire soprattutto dirigibili, a loro erano affidati i compiti di perlustrazione, rilevamento e anche bombardamento, solo in un secondo tempo arrivarono gli aeroplani, quasi sempre con funzione di “caccia”, ma comunque i due aeromobili coesistettero operativamente per tutto il conflitto.

L'importanza di Ferrara nella Grande Guerra rischiò di diventare ancora maggiore con la battaglia di Caporetto o Dodicesima battaglia dell'Isonzo, che iniziò il 24 ottobre del 1917 e che costrinse gli italiani, sotto l'avanzata che sembrava inarrestabile da parte dell'esercito austro ungarico e tedesco, a porre il limite del Piave. Difatti i comandi alleati chiesero che la linea di resistenza del nuovo fronte venisse posta sulla linea dei fiumi Adige e Po, il re Vittorio Emanuele si oppose e il ripiegamento, come tutti sanno, fu fatto sul Piave. Ma torniamo a quello che fu. «Già nel 1911 - dice ancora Trevisani - con la guerra di Libia vennero istituiti a Ferrara un nuovo aeroscalo e una nuova piazza d'armi (la vecchia, che si trovava in centro città, fu ceduta). Fu acquistato un terreno in località Sanmartina (praticamente dove c'è l'attuale aeroporto) dove venne costruito lo scalo. Negli anni vennero edificati tre hangar, uno era enorme, lungo 110 metri che ospitava i dirigibili di maggiori dimensioni, poi altri hangar uno dei quali riservato ai caccia». Agli inizi del conflitto mondiale gli aeromobili partivano da Ferrara, seguivano il percorso del Po di Volano sino a Codigoro e poi si dirigevano a Pola dove aveva sede l'importante base navale austriaca. Le missioni erano quelle di scattare foto sui porti e sul fronte, ma anche di bombardare. «Ci furono anche missioni di volantinaggio - dice Trevisani - sul fronte austroungarico del Carso, sul Piave e nell'attuale Slovenia. In alcune occasioni portarono anche materiale alle truppe che erano rimaste isolate».

Da Ferrara, naturalmente, partivano anche truppe per il fronte; esistono in archivio dei manifesti che invitavano la popolazione ad intervenire alla partenza per salutare i soldati. Era stato istituito un Comitato di preparazione civile che si curava del conferimento di indumenti per il fronte, di scrivere lettere per i soldati (quelli ricoverati nei nostri ospedali); c'erano l'ospedale S. Anna (di cui parliamo in un altro articolo in pagina) e alcune scuole che furono adibite ad ospedali, questo sin dai primi mesi del conflitto. Alla stazione ferroviaria poi, c'era un punto di ristoro della Croce Rossa Italiana che preparava pasti per chi andava e per chi tornava dal fronte. Ma riprendiamo l'aspetto militare ferrarese più rilevante: l'aeroscalo. Si trattava di una vera e propria città nella città. La vasta area era circondata da una ventina di palloni mantenuti costantemente in aria per impedire l'avvicinarsi di altri velivoli. C'erano laboratori fotografici, officine, alloggi, depositi di munizioni, c'era quella che veniva chiamata la fabbrica del gas (denominata fabbrica H) che doveva produrre il gas per i dirigibili. Arrivò anche ad ospitare quattrocento persone, la maggioranza militari, ma anche ferraresi che lavoravano nella "base". A un certo punto del conflitto arrivò anche una squadriglia di sei caccia a protezione della base e dei raid e c'era anche una protezione contraerea fornita dalla Marina Militare. La nostra città subì anche tre bombardamenti e in uno di questi, nel 1917, fu distrutta anche un'aeronave. I velivoli nemici, che provenivano da Pola, fecero dei bombardamenti mirati che, naturalmente, non hanno niente a che vedere con quelli che si attueranno nel secondo conflitto mondiale.

«Va ricordato - prosegue Trevisani - che nel 1918 nacque a Poggio Renatico un aeroporto, più o meno dove oggi c'è la base del Coa, che era un deposito degli aeroplani che andavano al fronte. A Ferrara c'erano i famosi aerei Caproni CA3 biplani e i CA4 triplani che erano immensi, chiamati per le loro dimensioni i 'condomini volanti'. Questi svolgevano le loro missioni sul fronte, verso Motta di Livenza».

Il fiume Po non era fortificato ma vi erano in pianta stabile due Mas (motoscafi) che pattugliavano in continuazione il tratto tra Ferrara e Volano, vi era difatti paura di un possibile sbarco a Volano, tanto che alcune zone erano state minate. «Proprio a Volano - ci dice Trevisani - fu catturato all'inizio della guerra, un idrovolante che era ammarato per un guasto; un avvenimento importante perché il modello di quel velivolo fu studiato attentamente e servì per costruire nostri idrovolanti». Complessivamente il clima che si respirava a Ferrara era abbastanza tranquillo, anche se si viveva appieno il dramma della guerra per gli uomini al fronte, in particolare per quelli che erano stati costretti a lasciare il lavoro dei campi. Accrebbe il lavoro negli zuccherifici della nostra provincia per l'importanza della materia prima, tanto che queste fabbriche furono considerate obiettivi militari e bombardate, come quello di Pontelagoscuro. Altrettanti obiettivi di bombardamenti furono alcune strutture idrovore del basso ferrarese. Alcune zone della provincia ospitarono anche prigionieri austroungarici, perlopiù impegnati in lavori stradali.

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