San Carlo, ecco il restauro ma mancano gli arredi
Viaggio all’interno della chiesa ancora inagibile di proprietà dell’azienda Usl Sistemazione parziale e si è in attesa di un finanziamento per le opere d’arte
MICAELA TORBOLI. Nel maggio 2012 tutto era pronto per iniziare i lavori di restauro della malmessa chiesa di San Carlo Borromeo in corso Giovecca, di proprietà dell'Ausl di Ferrara. Ma il terremoto cambiava le carte in tavola. Ben altro che il già lodevole impegno iniziale si sarebbe dovuto intraprendere per salvare San Carlo.
Danni significativi si riscontrarono al piccolo campanile visibile dalla galleria che affianca la chiesa, al coro e alla muratura esterna, feriti anche gli affreschi. La pregevole facciata aveva perduto i suoi angioletti, volati in strada e travolti dalle auto. Per fortuna gran parte degli arredi erano già stati spostati prima del sisma nei depositi della Curia Arcivescovile, al fine di permettere di procedere senza timori al restauro preventivato. Non si pose tempo in mezzo per valutare i danni e ideare un progetto salvifico (firmato Mezzadri e Pazi) che ha sortito risultati lusinghieri.
La Nuova Ferrara presenta ai suoi lettori - con le prime immagine che vedete qui a fianco all’interno della chiesa parzialmente restaurata ma ancora inagibile - una anticipazione dei risultati ottenuti finora dagli interventi, per completare i quali si attendono fondi che possano far recuperare tutte le opere d'arte del tempio. Ci fa da guida il geometra Mario Bettiato dell'Ausl di Ferrara. Così spoglia, l'aula ecclesiale uscita dal genio dell'architetto Giovanni Battista Aleotti detto l'Argenta entro l'anno 1623 esalta le curve della pianta barocca ad ellisse, esempio unico in città, che trova eco nell'abside a semicerchio, e sfrutta appieno lo scarso spazio disponibile, trovando anche modo di ricavare quattro forme rettangolari, due laterali per gli altari, una che introduce all'abside e una che definisce l'ingresso. Gli studiosi considerano San Carlo un gioiello dalla squisita facciata, che, pur nelle ristrette dimensioni e nell'affiancarsi di altri edifici non armonici con il suo tono architettonico, risalta per monumentalità ed eleganza. Bellissima l'"inquadratura" dalla Rotonda Foschini di questa chiesa gentile e ornata, come la definì Filippo De Pisis nel libro La città dalle cento meraviglie. Ora la messa in sicurezza è quasi completata, il campanile ha riavuto le sue campane grazie ad una associazione privata, l'ellisse è stata cerchiata con un robusto cordolo in cemento armato, gli affreschi protetti da materiali speciali. La chiesa di San Carlo spicca per importanza tra i beni storico-artistici di proprietà delle Aziende Sanitarie e Ospedaliere della Regione Emilia-Romagna ai quali è stata dedicata una guida fresca di stampa a cura di V. Borgonuovo e G. Campanini (Bononia University Press, anche on line). Molte opere d'arte ospitate in San Carlo, che Ferrara spera di rivedere presto, meritano una attenzione particolare, perché sono cariche di storia.
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