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la sentenza

Errani condannato: "Lascio la Regione"

Stefano Ciervo
Errani
Errani

Le inattese dimissioni del governatore gettano nel caos politica e istituzioni. Incertezza su Provincia e fondi terremoto, Calvano rinvia il congresso del Pd

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Vasco Errani ha annunciato ieri pomeriggio le dimissioni da presidente della Regione Emilia Romagna, dopo la sentenza della Corte d’appello di Bologna che l’ha condannato per falso ideologico ribaltando l’assoluzione in primo grado, facendo accomodare politica e mondo istituzionale su una giostra impazzita.

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Nel caso il governatore confermasse le dimissioni, respingendo l’invito a riconsiderarle formulato dalla segreteria nazionale Pd e dai deputati emiliani, e portare così l’Emilia alle elezioni dopo un periodo comunque non breve di ordinaria amministrazione, le conseguenze sarebbero rilevantissime. Basti citare, per quanto riguarda più in specifico Ferrara, le incognite sul fronte terremoto (Errani è commissario governativo), il vuoto nel quale cade la Provincia in fase di riforma, il probabile rinvio delle primarie regionali Pd al quale si presentava in pole position Paolo Calvano. Invocano elezioni subito e sperano nel colpaccio, invece, M5S e gran parte di Forza Italia, anche se il patto in fase di saldatura tra forzisti e democratici ferraresi per l’elezione unitaria del prossimo presidente della Provincia, sembra in grado di tenere. Di sicuro, la condanna e le conseguenti dimissioni («non le ritirerà» pronostica l’ex assessore regionale Gian Carlo Muzzarelli), hanno colto di sorpresa un po’ tutti, tanto che per l’intero pomeriggio il quadro sul futuro della Regione è apparso quanto mai caotico. Non solo Errani non aveva evidentemente lavorato alla sua successione, che sul fronte Pd sarà quindi gestita dall’attuale segretario Stefano Bonaccini, a questo punto il principale candidato (a decidere sarà però Renzi); ma nemmeno aveva studiato il percorso istituzionale dell’inevitabile transizione. Ci sono volute ore, infatti, perché gli uffici legislativi di giunta e consiglio regionali sfornassero una road map: una volta formalizzate le dimissioni, la Regione entra in regime di amministrazione ordinaria, poi toccherà al governo indire le elezioni entro 3 mesi; nel frattempo Errani e il presidente dell’assemblea legislativa, Palma Costi, dovranno incontrare la Consulta di garanzia statutaria per consegnare le proposte di atti urgenti da approvare e la Consulta deciderà cosa mandare avanti. A firmare sarà a questo punto la vicepresidente Simonetta Saliera. Ancora sotto choc, la giunta regionale senza il suo presidente si è riunita nel pomeriggio e, assieme al sottosegretario Alfredo Bertelli, il copparese braccio destro di Errani, ha deciso d’inviare un segnale di continuità. «No, non ci aspettavamo proprio una condanna e le dimissioni - ha detto all’uscita Patrizio Bianchi, assessore ferrarese a Scuola e formazione - è stato un gesto che dimostra lo stile limpido e chiaro del presidente. Gli ho inviato un sms molto affettuoso, ma la decisione di ritrovarci oggi è stata spontanea. Siamo qui e ci rimaniamo, abbiamo impegni e responsabilità. Il bilancio e i Fondo europei sono attività obbligatorie, da portare avanti. Il lavoro del mio settore è per fortuna già impostato, ma anche sul resto, lo ripeto, andremo avanti». Ma su Fondi strutturali e terremoto si dichiara preoccupata Confindustria Emilia Romagna, «la congiuntura economica richiede continuità d’interventi, bisogna ridurre al minimo il periodo di transizione e di mera amministrazione ordinaria». Un altro ferrarese di via Aldo Moro, il consigliere regionale Mauro Malaguti (Fdi), ricorda il suo ruolo nella vicenda: «Sono stato io, assieme a Fabio Filippi, a presentare anni fa l’interpellanza sull’indagine che coinvolgeva allora il fratello. No, non mi sento “regicida”, evidentemente l’interpellanza non era campata in aria, anche se una sentenza di primo grado assolutoria e una di secondo che la ribalta, suggeriscono prudenza. Certo c’è il rischio di paralizzare l’attività della Regione». Roberto Montanari, consigliere Pd, si limita alla solidarietà: «Conosco bene Errani, è una persona onesta, capace, che ha, come è evidente anche in queste ore, un altissimo senso del dovere e di servizio alle istituzioni democratiche. Sono certo che la sua innocenza sarà dimostrata in tribunale con l’ultimo grado di giudizio». Sono le parole che più o meno usano tutti, nel Pd, compreso Calvano che in un primo tempo ha affidato a Fb il suo «giudizio, umano e politico, su Vasco Errani che rimane immutato, ed è quello di una persona capace, trasparente, di grande rettitudine morale e rigore e d’impegno assiduo e costante per la nostra regione», e in un secondo tempo ha aggiunto la disponibilità «a rinviare il congresso regionale, in caso di voto a novembre». Intanto Massimo Palmizio (Fi) lancia già l’alleanza dei moderati per «sfidare le sinistra e sconfiggerle», in Regione ma anche nelle elezioni di secondo grado delle Province, e Massimo Dell’Orco (M5S) lancia la carica, «riprendiamoci la Regione». La partita inizia ora.

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