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«Non ho spacciato cocaina»

Inchiesta a Venezia, cuoco coinvolto in un giro di droga risponde al giudice

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COMACCHIO. Ha risposto al gip di Venezia Barbara Lancieri, il cuoco comacchiese ristretto con l’obbligo di dimora nell’inchiesta sulla droga che ha coinvolto altre due persone nel capoluogo veneto.

Alberto Piccoli ha respinto ogni addebito relativamente a un paio di intercettazioni che secondo gli inquirenti dimostrerebbero un suo coinvolgimento nel traffico illecito. Piccoli era stato fermato nel marzo 2013 sulla statale Romea dai finanzieri della Tenenza di Comacchio e dopo essere stato trovato in possesso di cocaina venne processato per direttissima.

Ma la sua attività era già sotto controllo e gli inquirenti avevano ipotizzato una collaborazione con le altre persone coinvolte nello spaccio, a Venezia. «In effetti ci sono stati contatti con sms - avrebbe ammesso Piccoli, che è difeso dall’avvocato Giovanni Sorgato - ma non avevo i soldi per comprare la droga e quindi nessuno mi ha venduto nulla». Quando poi avvenne la trasazione, l’anno scorso, Piccoli venne fermato e processato: «Ma la sostanza era per uso personale».

Il tribunale di Ferrara però l’ha condannato in primo grado. Nell’inchiesta veneta sono coinvolti e sono stati arrestati Sandro Biasioli, 41 anni, di Campagna Lupia (Ve), che si è avvalso della facoltà di non rispondere, e l’imprenditore Nicola Venturini, 35 anni, anche lui di Campagna Lupia, che ha ammesso le cessioni di cocaina, spiegando che erano legate alla situazione di crisi dell’impresa del padre.

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