Sagre e Ascom alla ricerca di un’intesa
Primo faccia a faccia nella redazione del nostro giornale. Si lavorerà su alcuni punti condivisi ad iniziare dal brand
Fino ad ora il dibattito era avvenuto solo a distanza. Mai prima d’ora i “duellanti” si erano ritrovati faccia a faccia. È avvenuto ieri mattina nella redazione de la Nuova Ferrara dove si sono incontrati i principali dirigenti dell’Ascom e dell’associazione sagre e dintorni che ha tra i suoi iscritti una sessantina di associazioni che organizzano un’ottantina di sagre (ma in un territorio che comprende non solo il Ferrarese ma anche parte delle province di Bologna, Modena, Rovigo, Mantova e Verona) su un totale di oltre duecento sagre. Il tema è arcinoto. Le associazioni dei commercianti, Ascom e anche Confesercenti lamentano il proliferare di questo tipo di manifestazioni. «Soprattutto durante tutti i fine settimana da maggio ad ottobre abbiamo contato un totale di 1234 giornate - ha esordito Davide Urban, direttore generale di Ascom Ferrara presentando anche un cartellone con evidenziate tutte le giornate di sagra indicando anche quelle atipiche ovvero con indicate anche quelle che non promozionano i prodotti tipici (c’è anche qualche errore ad esempio si indica la sagra di Gorino nel calendario di quelle atipiche quando la stessa manifestazione si basa sul pesce dell’Adriatico ndr) . Abbiamo cercato di effettuare un censimento giocando un po’ sul tema delle atipicità». Ascom e Fipe hanno illustrato la proposta di disciplinare in occasione di sagre e manifestazioni.
Loris Cattabriga, presidente dell’associazione sagre e dintorni, nata una dozzina di anni fa, ha rimarcato il fatto che le sagre sono eventi gestiti da associazioni che non hanno l’obbligo di promuovere il territorio al contrario invece delle Pro Loco che devono rispettare statutariamente questo fatto. «Le associazioni che organizzano gli eventi sono in regola in quanto ottengono i relativi permessi da parte dei Comuni, pagano le tasse in base alle leggi vigenti. Il mondo del volontariato è molto diverso da quello dell’impresa. Gli eventi vanno sempre a beneficio di qualcuno sia la società sportiva per la propria attività che spesso comprende il settore giovanile, o alle parrocchie od altri settori presenti localmente e poi chi si rifornisce della materie prime molto spesso si serve di commercianti locali, ad esempio i panifici per il pane, i rivenditori locali per le bibite, l’acqua e il vino, ed ancora per il vettovagliamento e la fornitura di materie prime che servono per realizzare la sagra». Sulla stessa lunghezza d’onda anche Adriano Govoni.
Affermazione contestata da Succi secondo il quale questo avviene solo per una minima parte. «Più del 50% si tratta di prodotti che arrivano da privati e poi non avviene fino in fondo la tracciabilità dei prodotti».«La tracciabilità c’è tutta» risponde Cattabriga.
Per Giorgio Zavatti esiste eccome una disparità. «C’è una concorrenza sleale, parlo ad esempio di lavoro minorile e di contributi previdenziali che non vengono versati come invece accade nella ristorazione tradizionale Nel settore delle sagre si registra una forte evasione».
Luigi Pinotti tiene a ribadire che l’associazione non è il sindacato delle sagre ma che è nata con finalità territoriali e che le sagre portano gente sul territorio».
«Negli ultimi cinque anni in tutta Italia ci sono almeno 20 mila sagre - osserva Marco Amelio - mentre dal 2009 ad oggi hanno chiuso 51 mila pubblici esercizi. calcolando una media di tre addetti si può dire che almeno 150 mila persone hanno perso il posto di lavoro. Lo corso anno hanno chiuso i battenti una settantina di pubblici esercizi che forniscono servizi alla ristorazione. Necessario anche un monitoraggio da parte dell’ente pubblico inoltre la contabilità sportiva deve essere separata rispetto alla contabilità della sagra. E’ indispensabile - ha concluso Amelio - lavorare per la creazione di un brand del territorio per poterlo vendere come sistema». Pinotti si è associato alle parole di Amelio. «Dobbiamo far emergere le sagre che promozionano il prodotto tipico e, va detto, non sono poche. D’accordo sul brand per promuovere il territorio come accade in tante parti d’Italia penso a Foligno con la sagra dei primi piatti».
In collegamento telefonico da Marina di Ravenna è intervenuto anche Matteo Musacci, presidente Fipe il quale ha evidenziato che «non siamo contro le sagre che rappresentano anche un modo per fare turismo che possono rappresentare un polo attrattivo ma tutto quello che non è autentico credo si configuri quasi come una concorrenza sleale. Le sagre sono troppe e alcune hanno effetti devastanti. La convivenza è possibile ma ci vuole condivisione. Si cominci con il fare un calendario condiviso». Massimo Ravaioli: «Iniziamo a preparare il terreno cercando di lavorare su ciò che unisce».
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