«Senza la Provincia serve più coesione»
La strategia di area vasta con sferzate anche all’università. Salta però la decisione sul futuro dell’ente
Il sindaco ci ha messo un’ora e dieci, dalle 18.20 alle 19.30, a leggere le 30 pagine della relazione programmatica ad una sala consiliare piena solo nella parte riservata ai consiglieri, inframezzando la relazione con osservazioni e note a margine. Il titolo significativo, “Ferrara nel suo territorio”, la citazione di La Pira nel frontespizio («una città non può essere amministrata e basta. Non è niente amministrare una città, bisogna darle un compito, altrimenti muore»), la conclusione strappa-applausi ispirata da una china della mostra del suo amico architetto Massimo Cova («mostra ragazzi di spalle ma lui mi ha detto: guardano solo il futuro. Ecco, non dimentichiamolo, loro sono davanti»): tutto mirava ad inserire la città in un quadro territoriale e temporale più ampio. È l’idea del futuro post-Provincia, per nulla garantito senza una visione come la sua: «Ferrara è in provincia di Ferrara, ne è il naturale capoluogo da sempre, ma non sempre Ferrara ed il territorio hanno saputo costruire progetti di crescita insieme (...) Il nuovo assetto istituzionale dovrà porre le basi per relazioni forti dentro tutta l’area ferrarese: cultura, agricoltura, turismo, trasporti, servizi pubblici locali e servizi alle persone dovranno pensarci su scala diversa da quella locale nonostante l’abolizione dell’istituzione provincia, che, se e quando verrà, dovrà trovare un’area ferrarese già coesa e competitiva». Chi lavorerà contro «si assumerà la responsabilità della propria marginalità», ha detto Tagliani, aggiungendo che si riferiva anche ai sindaci. Si parte da un Pil, stando ai dati Irpef, superiore a quelli di Ravenna, Forlì, Rimini e Piacenza; da relazioni istituzionali «che non possono non privilegiare Bologna, poichè ogni diversa opzione comporterebbe perdere a est o a ovest pezzi d’indentità»; ma anche da un’area vasta sanitaria nella quale Unife sta cercando di «completare una rete di eccellenze professionali presentatesi in ritardo all’appuntamento». E c’è un’altra sferzata all’università, «gli incubatori d’impresa, dopo alcuni anni, debbono uscire dalla logica sperimentale e dire alla città se hanno le condizioni per svilupparsi sul mercato, oppure lasciare il posto».
Peccato che il passaggio nodale di tutta l’impalcatura, cioè la redistribuzione delle deleghe della Provincia, sia al palo: è saltata la Conferenza Stato-Regioni sul tema, prevista per ieri, e il termine di legge dell’8 luglio sarà disatteso.
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