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Cento si sta scoprendo più povera

Cento si sta scoprendo più povera

Sempre più persone si rivolgono al Comune per avere sostegno, ma i contributi sono sempre più limitati

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CENTO. File interminabili, ogni martedì e giovedì, davanti allo sportello per l'orientamento dei servizi sociali, in via Malagodi. Tra chi si rivolge agli uffici comunali, c'è chi hanno perso il lavoro e chiede un impiego, chi ha lo sfratto e vorrebbe una casa popolare, chi fa richiesta di contributi per pagare luce, acqua e gas, o l'affitto... Dall'altra parte dello sportello, il Comune con i dipendenti degli uffici dei servizi sociali, che svolgono ogni giorno un lavoro tanto impegnativo quanto frustrante. A raccontare cosa accade quotidianamente e a spiegare le linee d'indirizzo, sono l'assessore ai servizi alla persona Massimo Manderioli e la responsabile Gestione Associata Servizi socio-assistenziali (Comuni di Cento, Mirabello, Sant'Agostino, Poggio Renatico e Vigarano Mainarda) Roberta Fini.

«Sempre più persone – riferiscono - si rivolgono al Comune e pretendono una risposta, un lavoro, la casa e un contributo. Ma pensare che, avere un aiuto economico sia un diritto, tanto acquisto quanto soggettivo, è un grande errore». A modificare l'identikit delle persone che si rivolgono ai servizi sociali comunale sono gli effetti della crisi economica: «Negli ultimi tempi, ci troviamo di fronte ad un numero sempre maggiore di persone in difficoltà a causa della perdita del posto di lavoro. Emergenze individuali e familiari, per le quali gli enti locali hanno l'obbligo di intervenire rispetto alle situazione di emarginazione sociale, ma nel limite delle risorse disponibili». E mentre la platea dei richiedenti si allarga, i contributi disponibili sono sempre più limitati: «Per questo, il Comune non può dare lavoro e casa a tutti, e le risposte non possono che essere parziali. La drammaticità della crisi economica si scontra con la mancanza di trasferimenti di risorse da parte del governo centrale (tolti anche i contributi statali per gli affitti). Lunghe liste d'attesa e quotidiane richieste per tamponare emergenze, tutto ciò fa vacillare non solo le migliori intenzioni, ma l'intero sistema di walfare locale, già messo a dura prova a Cento dalla mancanza di personale e soffocato dalla burocrazia».

La struttura comunale continua così a regge nel garantire i servizi fondamentali, ma «si trova a dover limitare gli interventi rivolti ai singoli, tanto che non potrà più erogare risorse a copertura di utenze o affitti insolute». E a chi chiede l'intervento del sindaco o dell’assessore, Manderioli dice: «Oltre all'ascolto, ben poco può un assessore o un sindaco, perché esiste un iter di valutazione che viene attivato per analizzare l'effettiva necessità. Esistono criteri di tipo economiche (redditi, spese, ecc) e la presenza di una rete familiare, la quale ha comunque, lo stabilisce il codice civile, dovere di assistenza». Per quanto riguarda i tempi, «dalla presa in carico, all'erogazione del contributo per disagio economico, intercorre un iter amministrativo ben definito che, non fa sconti né prevede scorciatoie in base al colore della pelle, alla nazionalità o al paese di provenienza, ma che può durare anche alcuni mesi. È proprio in riferimento a tali criteri, che le famiglie straniere risultano essere comunque più fragili». (b.b.)

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