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imputato un chirurgo

Il processo inizia ma è già stop paziente deceduta, atti al pm

Ieri a Rovigo il processo avrebbe dovuto aprirsi per lesioni personali colpose. Gli atti invece sono stati restituiti al pubblico ministero dopo che si è concretizzato il rischio che l'ipotesi di...

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Ieri a Rovigo il processo avrebbe dovuto aprirsi per lesioni personali colpose. Gli atti invece sono stati restituiti al pubblico ministero dopo che si è concretizzato il rischio che l'ipotesi di reato possa ulteriormente aggravarsi, fino all'omicidio colposo. Uno sviluppo che si è prospettato dopo che la parte offesa è deceduta.

Imputato nel procedimento è il medico Antonio Susa, 57 anni, originario di Trieste e residente a Ferrara, noto e stimato chirurgo, chiamato in causa per fatti che si sarebbero verificati alla casa di cura di Santa Maria Maddalena (Ro) nel febbraio del 2011. Qui, secondo la ricostruzione dell'accusa, era stata sottoposta a un intervento di laparocele una paziente, L. B..

A seguito dell'operazione, però, sarebbero insorte alcune complicanze, in particolare una doppia perforazione dell’intestino che non sarebbe stata tempestivamente valutata dal dottor Susa, che aveva seguito e operato la donna. Non sarebbe stato cioè tempestivamente eseguito un intervento chirurgico per rimediare alla situazione venutasi a creare.

Questo il capo di imputazione noto alle parti sino a ieri. Proprio ieri mattina, il colpo di scena.

L'avvocato dello studio Anselmo, che segue la parte offesa ha infatti dato notizia del decesso di L. B., comunque risalente a circa un anno fa, presentando una consulenza medica di parte.

Il pubblico ministero ha chiesto così di dare lettura del nuovo capo di imputazione. Immediata la reazione dell'avvocato Francesco Zarbo, difensore di fiducia di Susa, che ha sostenuto come il modo di procedere corretto fosse un altro: trasmettere gli atti al pubblico ministero, affinché provveda a chiedere una fissazione di udienza preliminare, resa necessaria dalla nuova contestazione, più pesante di quella originaria.

Una tesi pienamente accolta dal giudice. Verosimilmente, quindi, sarà necessario un vaglio, prima di un nuovo dibattimento. Con la difesa che confida di potere dimostrare l'estraneità del medico alle contestazioni. Forte anche di una consulenza che, in prima battuta, escludeva il nesso causale necessario per riconoscere la responsabilità penale.

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