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Per la Regione spunta l’ipotesi Delrio

di Maria Rosa Tomasello
Per la Regione spunta l’ipotesi Delrio

Errani verso la conferma delle dimissioni, Renzi potrebbe puntare sul sottosegretario. Tra i nodi la gestione post-sisma

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Il giorno dopo l’annuncio delle dimissioni di Vasco Errani, il Pd è in fibrillazione. I nodi da sciogliere, dopo l’addio improvviso del presidente dell’Emilia Romagna, condannato in secondo grado a un anno per falso ideologico nella vicenda “Terremerse”, sono molti e vanno districati in fretta. Non prima, però, di aver chiarito che l’invito al governatore a restare al suo posto non è uno schiaffo alla magistratura: «Finché non c’è sentenza passata in giudicato un cittadino è innocente. Si chiama garantismo», replica su Twitter Matteo Renzi a chi contesta ai democratici l’uso dello stesso metodo del centrodestra. «È il solito insopportabile criterio dei due pesi e delle due misure» accusa il senatore Ncd Carlo Giovanardi, mentre l’ex segretario Pd, Pier Luigi Bersani, commenta amaro: «La gente perbene va a casa, attenzione che di amministratori così noi non ne facciamo tanti...».

Sul tavolo del premier c’è il tema della successione, per cui restano in pole position il segretario regionale Stefano Bonaccini, responsabile Enti locali del Nazareno, e Matteo Richetti, uomo-chiave dell’ex sindaco di Firenze nell’Emilia rossa, con il sindaco di Imola Daniele Manca come outsider. Il pericolo però è che la corsa si trasformi in una battaglia interna alla maggioranza dem, un rischio che potrebbe essere superato mettendo in campo una candidatura pesante come quella del sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Graziano Delrio (ex sindaco di Reggio Emilia), unico che potrebbe riuscire a mettere tutti d’accordo “saltando” il rito delle primarie. Una possibilità prevista per statuto a patto che il nome scelto sia sostenuto dalla stragrande maggioranza dell’assemblea regionale del Pd. E a patto, ovvio, che Delrio sia disponibile.

Ma il problema più stringente è quello della ricostruzione post-terremoto, affidata in via commissariale a Errani il 30 maggio di due anni fa. Il governatore, che martedì aveva tagliato ogni contatto con l’esterno, ieri mattina è volato a Roma per un incontro urgente con il premier a palazzo Chigi, per discutere degli scenari futuri in Regione e del dossier terremoto. È necessario chiarire in particolare se dimettendosi da presidente Errani decada anche da commissario, ovvero se la nomina sia ad personam o riguardi la figura del presidente della Regione, con la conseguenza di dimissioni a cascata dagli incarichi connessi.

Nonostante l’appello del Pd a ripensarci, Errani è infatti determinato a confermare le dimissioni. Nessun passo indietro, nonostante rivendichi la sua «onestà» e la sua «totale innocenza». «L’unica certezza che avevo in questi giorni era che da condannato non potevo restare - ha dichiarato - Da un punto di vista processuale, se non avessi spedito quella lettera per dimostrare la mia estraneità ai fatti non sarei mai stato colpito. Ma rifarei tutto, perché un conto è la strategia e un conto sono io».

Ieri in ufficio il presidente non si è visto. Lontano da tutti, compresi i più stretti collaboratori, Errani sta scrivendo la lettera con cui formalizzerà le sue dimissioni dopo 15 anni alla guida della Regione.

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