«Concorrenza sleale per il riso»
La Coldiretti: Cambogia e Myanmar esportano a tasso zero in Italia
Si sono rivolti al prefetto Michele Tortora gli agricoltori ferraresi rappresentati da Coldiretti, per segnalare una situazione a loro dire non più sostenibile: la concorrenza asiatica nella risicoltura. «L’Italia, coi sui 220mila ettari coltivati, è il più grande produttore europeo – premette il presidente regionale Mauro Tonello per ricordare l’importanza del tema –, ma la Cambogia e il Myanmar, l’ex Birmania, godono della possibilità di esportare riso nel nostro paese a tasso zero». Una concorrenza sleale che trova la sua origine nella scelta, compiuta oramai diversi anni fa, di aiutare quelli che vengono chiamati “paesi emergenti”, ma che oramai rischia di sfuggire di mano: «siamo passati dall’importare da quei paesi 50-60mila tonnellate di riso l’anno all’importarne 480mila», oltretutto con il sospetto che l’azzeramento del dazio stia facilitando anche paesi che non dovrebbero beneficiarne. È il caso della Thailandia, per il quale la misura non è prevista, anche se vi è il forte sospetto che il riso prodotto là passi prima per la Cambogia o il Myanmar per poi arrivare, senza dazio, in Italia. In particolare, la sottospecie di riso che più sta subendo questa concorrenza è l’Indica, «che nella nostra provincia occupa un’estensione di circa 8-900 ettari» continuava ieri presidente ferrarese Tonello. Se infatti sottospecie come l’Arborio o il Carnaroli sono tipicamente nostrane, e dunque al riparo da una simile concorrenza, l’Indica arriva – come abbiamo visto senza dazio – anche dall’Asia.
«A questo punto molti risicoltori hanno abbandonato l’Indica e si sono orientati su altre sottospecie, ma questo significa che con la prossima annata la produzione di queste potrà aumentare anche del 20%, e difficilmente andrà venduto tutto». Il Prefetto si è fatto carico di trasmettere a Roma il documento degli agricoltori nella stessa giornata di ieri.
Gabriele Rasconi
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