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i danni del terremoto

Si riapre anche l’inchiesta su Tecopress

Daniele Predieri
Si riapre anche l’inchiesta su Tecopress

La procura chiede al giudice di svolgere nuovi accertamenti sul titolare dell’azienda e sulla sicurezza dei capannoni

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FERRARA. Potrebbe diventare ‘IL’ precedente per tutti i processi in corso per i crolli dei capannoni dovuti al terremoto in cui rimasero uccisi operai che vi lavoravano. Ieri all’udienza davanti al gip Piera Tassoni, la procura ha infatti chiesto di approfondire altri aspetti del caso Tecopress, accogliendo di fatto le ipotesi prospettate dai legali della famiglia (studio Anselmo) che aveva chiesto al giudice opposizione all’archiviazione delle posizioni dei titolari Enzo Dondi della responsabile della sicurezza Elena Parmneggiani per cui era pendente l’archiviazione. Il giudice Tassoni si è riservato, ma nel caso accogliesse le richieste di procura (remissione in termini, ossia la possibiltà di svolgere nuove indagini) e parte civile, questo diventerà davvero ‘IL’ precedente per tutte le inchieste e processi in corso. Come si ricorda alla Tecopress di Dosso di Sant’Agostino morì schiacciato il 20 maggio 2012 dalle travi del capannone un operaio, Gerardo Cesaro, la cui famiglia oggi è rappresentata dai legali Anselmo, Gaiani e Resca: gli avvocati avevano chiesto di riaprire gli accertamenti sulle responsabilità nel crollo, allargandole (oltre che agli imputai già a processo per il 2 ottobre: Modesto Cavicchi, Dario Gagliandi e Antonio Proni) a titolare e responsbile sicurezza. La richiesta di svolgere nuovi accertamenti (accolta dal pm Savino) che dovrà però essere validata dal gip Tassoni (ora in riserva) verte su una circostanza molto semplice. Il datore di lavoro, Tecopress in questo caso, avrebbe dovuto dopo il 2003 - anno in cui Emilia Romagna viene dichiarata zona sismica - eseguire tutte le manutenzioni possibili per adeguare e migliorare la struttura dei capannoni. Tecopress - anche se non vi era obbligo giuridico - si sarebbe dovuta adeguare alle norme antisismiche che avrebbero potuto comunque garantire maggiore sicurezza e solidità: ad esempio travi e piloni avrebbero potuto essere incernierati e fissati, non solo posizionati in appoggio. Un rilievo importante mosso dai legali della famiglia Cesaro che spiegavano che proprio dopo il sisma del maggio 2012, il decreto legge emanato obbligava i titolari dei capannoni di migliorare almeno al 60% le condizioni strutturali. Se valeva nel 2012, dopo l’emergenza, non avrebbe dovuto valere anche dopo il 2003 in modo preventivo? Tutto ruota attorno a questa interpretazione. Ora il gip Tassoni dovrà autorizzare la procura a valutare le «nuove» posizioni di Tecopress e alla luce di questo rilievo, riaprire l’inchiesta. «Siamo soddisfatti della posizione della procura - chiude l’avvocato Anselmo - occorre dire che Ferrara è l’ufficio giudiziario più sensibile nel panorama attuale».

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