«Volpi e nutrie dannose ed è giusto abbatterle»
Nessun maltrattamento, parlano l’ex assessore Calderoni e i cacciatori «In 10 anni danni ai campi per oltre 5 milioni di euro causati da animali selvatici»
Con l’archiviazione disposta dal gip una settimana fa sono svanite le accuse di abuso d’ufficio per l’ormai ex assessore provinciale all’agricoltura Stefano Calderoni e quella di maltrattamento di animali per tredici cacciatori. Sospiro di sollievo - ma anche spese legali da assolvere - per i protagonisti loro malgrado della disavventura giudiziaria, nata da un esposto della Lega Antivivisezione (Lav) contro il piano provinciale di controllo delle volpi datato 2012 in base al quale i cacciatori coadiutori potevano abbattere 350 esemplari, dannosi per le coltivazioni, la fauna e le aree arginali, “bucate” dalle tane. «La sentenza è inequivocabile – sostiene Calderoni -, si dimostra che abbiamo agito nelle regole. La vicenda si è ritorta contro chi voleva creare un precedente. Tra l’altro il piano esiste dal 1996 e nessuno da allora è ricorso al Tar».
A livello giuridico la Lav contestava il mancato via libera dell’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale, «ma anche su questo il giudice ha fatto chiarezza», dice Calderoni. Al quale va il plauso delle associazioni agricole: «Ha mostrato la schiena dritta – sottolinea Massimo Piva (Cia) - non come a Siena (lì la delibera è stata sospesa, ndr) dove si sono genuflessi agli animalisti». Pier Carlo Scaramagli (Confagricoltura) cita dati della Regione: in provincia di Ferrara i danni ai campi, arrecati dagli animali selvatici, nell’ultimo decennio sono stati di cinque milioni di euro (di cui uno e mezzo per via delle nutrie): «Più i danni indiretti – prosegue – sul rischio idrogeologico o gli incidenti stradali anche mortali: se le nutrie avessero nome e cognome andrebbero indagate per omicidio colposo». «Fino a qualche anno fa – spiega Stefano Menegatti di Coldiretti – avevamo solo lepri e fagiani, ora c’è un intero zoo composto da tante specie non autoctone a creare problemi». Fauna ampia: corvi, cornacchie, gazze e così via. Tornando alle volpi, gli animalisti se la prendono con i metodi particolarmente cruenti delle uccisioni, «le atrocità dell’uso dei cani, che sbranano femmine e cuccioli nelle tane o, in alternativa, ne provocano la morte per inedia dei cuccioli qualora le madri siano uccise a colpi di fucile». Difficili le alternative, secondo cacciatori e non solo. «Io avevo cercato di raccogliere alcune istanze degli animalisti – ricorda Calderoni -, ho sempre ricevuto la Lav. Ma se dall’altra parte ti denunciano, il confronto è impraticabile». Dal punto di vista idrogeologico l’Ispra propose arginature con la sabbia, soluzione ritenuta inutilizzabile da Servizio tecnico di bacino del Po, Aipo e Consorzio di Bonifica. Anche alla sterilizzazione con esche si è pensato: metodo non selettivo, si rischia di coinvolgere specie da non controllare. Ecco quindi l’importanza dei cacciatori in qualità di coadiutori (circa 500 nel Ferrarese). Il problema è tuttavia che nell’ultimo anno l’attività si è in pratica bloccata: troppi timori. «E’ stato molto forte il trauma delle indagini – dice Danilo Treossi (Arcicaccia) -. Noi proveremo a fare ripartire la sinergia tra agricoltori e cacciatori». Alleanza fondamentale, sottolinea Gianluigi Zucchi (centro servizi Atc), «il mondo venatorio non è composto di persone che escono e sparano a vuoto, ma anche di volontari che tutelano le attività agricole e 8mila chilometri di argini».
«I cacciatori chiedono però – aggiungono Luca Natali (Federcaccia) e Morelli (Enalcaccia) – maggiori tutele quando operano come coadiutori, per poterlo fare in tranquillità».
Fabio Terminali
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