Sparisce il listino, il Pd deve rifare i conti
A sorpresa i Democratici hanno deciso di cambiare la legge elettorale regionale. Ma resta l’incognita dei tempi
Con una mossa a sorpresa il Pd ha deciso di fare fuori il listino e cambiare la legge elettorale regionale introducendo la doppia preferenza di genere e il limite di due mandati per il presidente della Regione.
L’idea non è nuova e l’intenzione era di metterla in pratica in questi ultimi mesi di legislatura. Ma le dimissioni di Errrani avevano di fatto congelato tutto; proprio in casa Pd erano emerse perplessità visto il pochissimo tempo a disposizione per approvare una nuova legge. Nelle ultime ore è maturato il ripensamento e ieri la capogruppo Pd Anna Pariani insieme ai colleghi di maggioranza, Gian Guido Naldi (Sel-Verdi) e Roberto Sconciaforni (Fds) ha presentato in aula la proposta di legge. Sarà discussa in commissione lunedì e dovrebbe approdare in aula in una seduta, ancora da convocare, ipotizzata per il 23 luglio. I dubbi sui tempi restano, non tanto per l’approvazione. Un importante nodo di carattere tecnico riguarda la ridistribuzione dei seggi nei collegi provinciali. Se non si riuscirà a scioglierlo si andrà a votare col vecchio sistema. Ma l’accelerazione del Pd - che ha raccolto la sfida lanciata da Favia, M5S e Lega - sottintende una volontà di superare gli ostacoli.
L’eventuale abolizione del listino cambia gli scenari, specie in casa Pd, dove già si facevano i conti su chi entrava nel listino del presidente e chi si giocava l’elezione con le preferenze.
I ragionamento fatti fino a ieri rischiano di saltare. Fino a ieri si ragionava su quattro nomi: il “privilegiato” Paolo Calvano nel listino più tre candidati “normali”, che avrebbero dovuto essere la presidente della Provincia Marcella Zappaterra, l’assessore ai lavori pubblici Aldo Modonesi e il sindaco di Vigarano Mainarda Barbara Paron. Se sparisce il listino si passa a tre candidati tutti sullo stesso piano.
Dando per scontata la candidatura di Calvano, restano da selezionare altri due nomi. E qui bisogna vedere se a Ferrara diranno di candidare due donne e un uomo, oppure due uomini e una donna.
Se passasse la scelta delle due donne la soluzione è già trovata: entrano in lista Calvano, Zappaterrae Paron; mentre Modonesi verrebbe automaticamente tagliato fuori.
Nell’altra ipotesi Modonesi affiancherebbe Calvano e sarebbero Paron e Zappaterra a dover duellare.
Se cambia la legge elettorale dovrebbero essere tre i consiglieri regionali eletti in provincia di Ferrara: in tal caso il Pd, sulla scorta del risultato delle europee (ma anche con qualche punto in meno) riuscirebbe ad eleggere due consiglieri. Il terzo se lo contenderebbero M5S e Forza Italia.
La proposta di legge prevede un premio di maggioranza che assicura al partito o alla coalizione vincente almeno 27 seggi su 50. Quaranta dei cinquanta consiglieri verrebbero eletti con criterio proporzionale sulla base di liste coincidenti con le province; altri nove con sistema maggioritario su un unico collegio regionale, un seggio riservato al primo dei candidati non eletti alla carica di presidente. Non partecipano al riparto dei seggi le liste che abbiano ottenuto meno del 3% dei voti validi, a meno che non siano collegate a un candidato presidente che abbia ottenuto almeno il 5%. . Nelle liste, i candidati di entrambi i generi dovranno essere rappresentati in maniera paritaria e viene introdotto il criterio della doppia preferenza di genere. (m.p.)
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