Stress test, a ottobre si saprà lo stato di salute di Bpvi
C’era anche Riccardo Maiarelli all’assemblea annuale dell’Abi che si è svolta a Roma e sicuramente le parole che il presidente della Fondazione Carife ha ascoltato hanno rafforzato alcune sue...
C’era anche Riccardo Maiarelli all’assemblea annuale dell’Abi che si è svolta a Roma e sicuramente le parole che il presidente della Fondazione Carife ha ascoltato hanno rafforzato alcune sue convinzioni sulle cause che hanno messo in crisi la banca ferrarese, sui destini di Carife, sull’orizzonte temporale necessario per prendere meditate e ben ponderate decisioni.
In particolare il discorso del governatore di Bankitalia Ingnazio Visco - se lo si dovesse tradurre in chiaveferrarese - consiglierebbe di non farsi prendere dalla fretta. Visco ha detto che i risultati degli stress test sulle banche italiane «saranno noti il prossimo ottobre, prima dell’avvio del Meccanismo di vigilanza unico» (da novembre sarà la Bce ha ad assumere nuovi compiti in materia di vigilanza bancaria). Ha aggiunto che «lo stress test si basa su scenari macroeconomici particolarmente sfavorevoli e valuta le perdite su un orizzonte temporale esteso».
Lo stress test che in questo momento maggiormente appassiona gli azionisti Carife, a cominciare dai soci della Fondazione, è quello della Banca Popolare di Vicenza, che ha annunciato per questo mese di luglio la sua offerta per l’acquisizione di Carife. La Fondazione non può certo dettare a Zonin i tempi dell’offerta, ma certo con Bankitalia che svelerà a ottobre lo stato di salute delle banche, la Fondazione vorrà prendersi tutto il tempo per valutare a sua volta in che mani consegnare Carife.
Quanto alle cause che hanno messo in affanno Carife, Maiarelli, in occasione del recente discorso d’insediamento al vertice di Unindustria Ferrara, aveva sostenuto che «il perduraare della crisi e e in particolare la debolezza del nostro (inteso come ferrarese) tessuto economico hanno contribuito in modo determinante» al deterioramento della situazione della banca.
La relazione del presidente dell’Abi Antonio Patuelli ha rimarcato il fatto che ad appesantire i conti della banche italiane hanno contribuito la sottocapitalizzazione delle imprese e in genere la condizione di strutturale debolezza delle piccole imprese. Su scala ridotta la realtà ferarrese è lo specchio fedele di questa rappresentazione, con qualche punta di esasperazione in più.
Nonostante ciò - ha detto Patuelli. i prestiti bancari sono passati da1.555 miliardi dell’agosto 2008 ai 1.711 miliardi di aprile 2014. E il «deteterioramento del creditio è stato fronteggito con giganteschi teschi accantonamenti e aumenti di capilate privato» senza intervent i pubblici.(m.p.)
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