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Primarie per il presidente ma non per i candidati

Primarie per il presidente ma non per i candidati

Elezioni regionali, il Pd ora è alle prese con le regole e gli scontri fra renziani A Ferrara, con o senza listino, saranno 4 i nomi da selezionare per 2 posti

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Il Pd ha bloccato il congresso regionale (la cosa era ampiamente scontata) e ha sbloccato, come era prevedibile ma non scontato - le primarie di coalizione. Le due decisioni sono state prese ieri mattina dalla direzione regionale. Per le primarie il percorso resta accidentato. Molti nel Pd preferirebbero non farle per evitare guerre intestine troppo pericolosamente a ridosso del voto. Gli elettori del Pd e del centrosinistra dovrebbero scegliere il candidato alla presidenza della Regione il 14 settembre, un mese e mezzo prima circa del voto amministrativo.

Sarà il segretario regionale Stefano Bonaccini, che è anche un papabile candidato alla presidenza, a sondare gli alleati di centrosinistra per verificare se vi sono oppure no le condizioni per individuare un nome da tutti condiviso: in questo caso si potrebbe fare a meno delle primarie. Ma i problemi sono tutti interni al Pd. È tra i democratici che vi sono spinte e controspinte. Oltre al modenese Bonaccini - che Renzi ha voluto nella sua segreteria - è intenzionato a correre il deputato Matteo Richetti, renziano e rottamatore nonchè modenese: «Candidarmi? Non sono abituato a rispondere ad ambizioni personali- ha affermato - ma nel momento in cui me lo chiedesse un pezzo del partito, di amministratori e di persone che in questi anni hanno lavorato con me, è un'opzione che sono pronto a valutare». Potrebbe presentarsi anche il sindaco di Forlì Roberto Balzani (pure lui dell’area Renzi) e non è detto che torni alla carica il sindaco di Imola Daniele Manca, che fino a un anno fa, cioè prima dell’era Renzi, era indicato tra i probabilissimi successori di Errani.

Ora che tutti hanno detto sì alle primarie (unanimità assoluta) resta da affrontare il problema delle regole. Lo statuto del Pd parla chiaro: per candidarsi servono il 35% delle firme dei membri dell'assemblea regionale del partito (eletta cinque anni fa, in epoca pre-renzi) o il 20% degli iscritti (16.000 firme). La regola non piace più, sarebbe troppo ostativa. Non garba a Balzani e nemmeno a Richetti. Sarà un’apposita commissione varata ieri a verificare, tra l’altro, se e come smussare gli angoli delle regole.

Sullo sfondo c’è un’altra grande incognita: la legge elettorale. Il Pd ha presentato l’altro ieri la proposta legge che abolisce il listino, introduce la doppia preferenza uomo-donna e liste sessualmente bilanciate. Ma nessuno ha ancora capito e se tutti quelli che a parole dicono di voler cambiare la legge sono realmente d’accordo nei fatti e se c’è davvero il tempo per approvarla in tempi utili: basti dire che il governo ha 60 giorni di tempo per impugnare una legge regionale, dovesse capitare sarebbe una specie di apocalisse politico-istituzionale. Varare una leggina sulla doppia preferenza sarebbe invece facile facile.

I riverberi ferraresi: se resta il listino Calvano vi troverà posto e nella lista Pd entreranno 3 candidati (allo stato Marcella Zappaterra, Aldo Modonesi e Barbara Paron) uno dei quali sarà eletto. Se salta il listino Ferrara dovrebbe poter inserire in lista 4 candidati, che avranno a disposizione due seggi da consigliere regionale. Difficilmente si faranno primarie per decidere i candidati, dal momento che non vi sono liste bloccate e che a decidere chi sarà eletto saranno i voti di preferenza.(m.p.)

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