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Toh, chi si rivede: il Triangolo FeRaCe

Toh, chi si rivede: il Triangolo FeRaCe

In attesa della proposta vicentina riemerge un disegno emiliano-romagnolo con il denominatore Cassa di risparmio

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Vicenza in pole position. Modena in stand by. Cento in guardia. E Ravenna, che è nel nostro immediato meridione, così vicina e così consimile? È oppure non è interessata alle sorti della commissariata Carife? C’è ancora qualcuno che accarezza l’ipotesi (ardita) di un Triangolo FeRaCe, cioè una connessione fra le Casse di Risparmio di Ferrara, di Ravenna e Cento, innanzi tutto per la loro analogia strutturale e per l’omogeneità territoriale?

Al di là del significato di FeRaCe, cioè fertile, la prospettiva richiama almeno una forma di attenzione, perché l’orecchio ravennate è assai prossimo. Solo il Reno - ora magrissimo - ci separa. Si è fatto il tempo per proporre una minima e svelta geografia delle sensibilità nate o ipotizzate intorno a Carife (rammentando che chi vigila e decide è comunque la Banca d’Italia).

CARIRAVENNA

Ci è confermato che i vertici di quell’istituto della città vicina, robusto e ben strutturato, seguono con attenzione le questioni di corso Giovecca e le manovre intorno. Tra l’altro due sue figure preminenti conoscono perfettamente l’anatomia della crisi della Cassa di Risparmio di Ferrara, e probabilmente riflettono anche sulle soluzioni.

Uno è il suo vicedirettore Daniele Forin, ultimo direttore generale di Carife sotto la presidenza di Sergio Lenzi, attivo a Ferrara nel primo periodo del commissariamento, è un uomo specializzato nelle innovazioni sia strutturali che tecnologiche.

L’altro è il presidente del Gruppo, Antonio Patuelli, imprenditore con carriera politica che ha buona conoscenza della realtà ferrarese, e che è pure presidente dell’Associazione Bancaria Italiana.

Quest’ultimo ruolo rappresenta una demarcazione fortissima e probabilmente invalicabile per una qualsiasi idea di Triangolo FeRaCe.

Abi è l’associazione della categoria “banche” e quindi chi la presiede ha obblighi, misure e intonazioni istituzionali e generali nei confronti della Banca d’Italia. Il vicino di casa e di banca Patuelli è per amore e per forza super partes.

POPVICENZA

L’istituto presieduto da Gianni Zonin è il primo e l’unico - ad oggi - ad avere formalmente manifestato interesse per l'acquisizione della Cassa di Risparmio di Ferrara una volta alleggerita e ristrutturata dalla cura-commissariamento decisa dalla Banca d’Italia nel maggio 2013. Proprio in questo mese di luglio, con un’accelerazione strategica - la banca veneta starebbe ultimando l’analisi dei conti e quindi dello stato di salute di Carife, e predisponendo la sua offerta. La Fondazione Carife dal canto suo e del suo presidente Riccardo Maiarelli ha dichiarato di voler prendere tempo e rinviare una eventuale trattativa ben oltre l’estate, una volta conosciuti i conti Carife e i risultati degli stress test ai quali PopVicenza è sottoposta dalla Bce. Tra l’altro Maiarelli, e non soltanto, auspica che altri istituti interessati escano allo scoperto.

Torna utile il testo di una classica canzone estiva interpretata da Riccardo Del Turco: “Luglio col bene che ti voglio vedrai non finirà...”.

BPER

Solo ipotesi, congetture, probabilità. In ogni caso un incrocio di idee e vedute fra il sindaco di Ferrara Tagliani e il direttore generale della Banca Popolare dell'Emilia Tosi, c'è stato.

Ma in questo periodo e almeno per tutto il 2014 la banca con quartier generale nella vicina Modena è impegnata e concentrata nella soluzione di questioni "interne": aumento di capitale, superamento degli stress test imposti dalla Bce, nuovo piano industriale, eventuali altre acquisizioni.

Se un interesse su Ferrara ci fosse sarebbe immaginabile nell'orizzonte dell'anno prossimo. Ma l'ufficio stampa ripete che sul tavolo ora non c'è nessun dossier.

CARICENTO

Dalla sua sede nella città del Guercino e fra i dipinti del Guercino sta attentamente a guardare l’evoluzione della commissariata Carife. La Cassa di Risparmio di Cento sarebbe interessata a studiare un’eventuale connessione con la Cassa di Risparmio di Ferrara, ma è consapevole delle sue dimensioni. Interessi, territorio, struttura coincidono, ma l’istituto centese per realizzare un'eventuale operazione del genere avrebbe necessità di un ulteriore compagno di cordata. Insomma, c'è chi ha calcolato che sarebbero necessari 200 milioni di euro.

BANCA INTESA

Nell’ultimo segmento della presidenza Lenzi era circolata l’ipotesi di un contatto fra l'istituto di corso Giovecca e Banca Intesa. A seguito dell'imprevisto commissariamento, alla fine di maggio dello scorso anno, sembrerebbe essersi esaurita qualsiasi prospettiva di interesse. (st. sc.)

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