"Accoglienza profughi, due poliziotti positivi al test tbc"
Sei sigle sindacali della polizia protestano per le condizioni di lavoro dei colleghi e attaccano il vertice della questura: non fa niente, quindi stop a straordinari e reperibilità. Il vertice della polizia ribatte: rispettati tutti i protocolli
"Le condizioni di lavoro dei poliziotti sono disastrose. Uffici non adatti ad ospitare persone vengono ugualmente occupati dai colleghi, in condizioni da terzo mondo, come del terzo mondo sono le malattie che stanno colpendo i poliziotti che accolgono i profughi". A parlare sono i sindacati di polizia di Ferrara in conferenza congiunta. La notizia ha lasciato sconvolti per primi loro, i poliziotti. E hanno deciso di comunicarla tutti insieme alla città. "Ben due operatori ferraresi, privi di protezioni minimamente efficaci, sono risultati positivi virus della tbc ed ora devono affrontare il complesso iter della profilassi - scrivono in un comunicato stampa - Non appaia eccessivo descrivere questa situazione come un vero e proprio collasso strutturale. La Questura è ormai allo sbando, senza tecnologia, senza macchine, con personale anziano e senza ricambio, con le pulizie dei locali tagliate ed un igiene ormai precario in ogni ufficio, dove mancano finanche le ricariche per le cucitrici e la carta igienica. I cittadini, le loro rappresentanze politiche ed istituzionali, devono sapere che non possiamo più garantire la sicurezza a livelli accettabili in queste condizioni".
I motivi sono descritti in una lunga nota in cui appaiono, uno accanto all'altro, alcuni dei problemi più impellenti che stanno rischiando di depotenziare l'azione delle forze dell'ordine.
"E’ sotto gli occhi di tutti come le condizioni lavorative ed economiche dei poliziotti stiano raggiungendo livelli sempre più insostenibili - sottolineano i rappresentanti delle sigle sindacali Siulp (Parziale), Sap (Caprini), SiapChiarelli), Silp Cgil (Annunziata), Ugl (Ugl) e Coisp (Zaccarini) - Da tempo, noi organizzazioni sindacali della Polizia di Stato, contrariamente all’assordante silenzio del nostro Ministro e del Dipartimento di P.S. oltre che delle istituzioni a livello locale, denunciamo alle Istituzioni e all’opinione pubblica, il progressivo deterioramento e l’acuto disagio professionale del personale. Tra l’altro, non si può non notare che, negli ultimi tempi, all’elevato numero di problematiche rimaste irrisolte, si sono aggiunte e si stanno aggiungendo nuove e delicate questioni che minano e mortificano in maniera oltremodo pesante l’attività lavorativa del personale".
Il prolungamento del blocco degli stipendi "dura ormai da troppo tempo e che sta lentamente impoverendo un’intera categoria di lavoratori e sta svilendo le nostre indennità, erose dall’attuale potere d’acquisto - proseguono i sindacalisti - A ciò, si aggiunge la consapevolezza di lavorare in contesti operativi sempre più difficili, con mezzi obsoleti e insicuri, in strutture fatiscenti che minano persino la dignità degli operatori, con un età media sempre più elevata che mette a rischio i livelli di efficienza dei servizi di sicurezza e di mantenimento dell’ordine pubblico, tenuto conto che la nostra mission è rivolta ai cittadini ed è destinata alla tutela delle istituzioni democratiche".
Senza dimenticare "problematiche vecchie e nuove come la chiusura di Uffici disposta dal Dipartimento, la mancanza di una normale progressione di carriera attraverso i concorsi, l’allarmante assenza di strategia sulla sicurezza che prevede uno smodato ricorso a pratiche emergenziali, come la gestione dei fenomeni di immigrazione e come l’approccio all’ordine pubblico e, ultimo ma non per importanza, i recenti testi del Decreto legge sulla riforma della P.A., licenziato dall’ultimo Consiglio dei Ministri, che omologano il Comparto Sicurezza, per la sola parte relativa ai “doveri”, ai lavoratori del Pubblico Impiego, senza tener conto della nostra “specificità” che è tra l’altro una legge. Per tutto questo, per molto altro e per il silenzio della nostra Amministrazione, diciamo basta".
"Per quello che ci riguarda, è ora di dare il nostro messaggio forte e chiaro al Dipartimento - comunicano i sindacati - e pertanto, anche nella provincia di Ferrara, come è già in corso in altri capoluoghi, finché non riceveremo risposte rapide ed esaustive, quale forma di protesta incisiva a carattere nazionale, a livello periferico, in maniera rigida ed unitaria, non concederemo più le deroghe per consentire orari diversi da quelli del contratto di lavoro per nessun servizio, compreso l’ordine pubblico, e gli accompagnamenti di stranieri clandestini alle frontiere". Saltano anche gli "gli accordi relativi alla reperibilità del personale fuori dai casi di emergenza di ordine e sicurezza pubblica".
"La Questura di Ferrara è nelle spire di una crisi mai vista prima - conclude il documento - Alcuni presidi, come il Posto di Polizia dell’Ospedale, vengono tenuti chiusi a singhiozzo per mancanza di personale. Gli uffici investigativi sono ridotti all’osso e le indagini vengono svolte con più lentezza, e si accumulano in arretrato. Ma è tutta la struttura che sta letteralmente collassando su se stessa, priva di qualsiasi risorsa e, cosa più grave, priva di una qualsiasi strategia, incapace di fare fronte alle nuove condizioni con la flessibilità necessaria. Purtroppo il vertice della polizia ferrarese è immobile, inerte, incapace di incidere sulla realtà interna ed esterna. Non sembra avere idea di cosa fare, e di fatto non fa niente".
Intanto ieri sera la questura ha voluto evidenziare, in risposta a quanto affermato dai sindacati, che «per quanto riguarda i servizi, sono stati rispettati tutti i protocolli stabiliti dal ministero, conformi alle dettagliate istruzioni fornite per operare con protocolli sicuri».
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