Per interrare i binari servono ancora tre anni
Le opere incompiute. Alberti (Fer) fa il punto sul tunnel ferroviario di via Bologna Maisto e il Teatro Verdi: «Se un privato vuole ricavarci un polo congressuale...»
Se andrà tutto molto bene i binari della ferrovia scompariranno sotto via Bologna fra tre anni. Se andrà tutto abbastanza bene il Teatro Verdi smetterà di essere anche solo ipoteticamente un teatro e si convertirà (non si sa quando) in un centro congressuale.
I binari da interrare (lavori al 27,6%) e il Verdi da ristutturare (recupero al 48,5%) compaiono nell’elenco delle grandi e meno grandi opere pubbliche incompiute che è stato stilato dal ministero delle Infrastrutture e che il Sole 24 Ore ha squadernato ieri, dando un certo risalto anche ai nostri poliennali contrattempi.
L’interramento dei binari, a parte le lungaggini solite legate ai tempi italiani degli appalti, è rimasto sepolto sotto le disgrazie delle aziende che si erano aggiudicate i lavori: si è dovuto fare a meno prima della Cir e poi della Baldassini-Tognozzi-Pontello. Sul finire del 2011 è subentrata la Acmar (Associazione cooperativa muratori e affini di Ravenna), ma nel frattempo erano cambiate le normative - basti pensare che il primo finanziamento risale al 1999 - in particolare quelle relative alla sicurezza quando si scavano tunnel di una certa lunghezza (il nostro è di quasi mille metri) e profondità. Così anche la Acmar ha dovuto pazientare prima di mettersi seriamente all’opera.
Il punto della situazione lo fa Sergio Alberti, che da amministratore unico di Fer ha ereditato nel 2012 l’interramento e le sue grane. «A cause delle tante peripezie legate alle vicende delle imprese e alle normative che cambiano, alla approovazione della variante del progetto il cantiere ha subito interruzioni e accumulato significativi ritardi dei quali tanti giustamente si lamentano».
Ora tre sono gli aspetti da monitorare: 1) il completamento del quadro degli espropri; 2) l’acqusizione del parere del Comando regionale dei Vigili del fuoco sulla sicurezza; 3) il quadro economico.
Il valore dell’opera ammonta ad oltre 50 milioni di euro; una ventina sono stati già spesi; 25 milioni il ministero li ha depositati in banca in attesa che il quadro finanziario si definesse. Sì, perchè mancava all’appello, dopo la variante al progetto, una manciata di milioni che sono arrivati proprio in questi giorni con una delibera della Regione Emilia Romagna che ha erogato 5 milioni. Se Errani avesse già formalizzato le annunciate dimissioni da presidente sarebbero saltati anche i 5 milioni e l’interramento sarebbe ulteriormente sprofondato: questo per dire quanto basti poco per perdere mesi e mesi.
«Gli espropri li stiamo completando, il parere dei Vigili del fuoco non dovrebbe tardare, ora che la Regione ha deliberato i cinque milioni - torna alla carica Alberti - i principali ostacoli per la ripresa dei lavori sono alle spalle. A questo punto è ragionevole prevedere che per la fine dell’anno il cantiere ripartirà». E quando finirà? «Ci vorranno due-tre anni, sperando sempre che non vi siano altri inconvenienti».
Ancora più annosa è la vicenda del Teatro Verdi, che il Comune acquisì quando era sul punto di crollare su se stessi sotto i colpi dell’incuria. Ora sta in piedi, è in sicurezza, ma il progetto di farne un teatro lirico o comunque dedicato alla musica - è stato un sogno non realizzato del maestro Claudio Abbado - è definitivamente sfumato. L’assessore alla cultura Massimo Maisto ribadisce gli obiettivi fattisi più realistici dell’amministrazione comunale: «L’idea di fare del Verdi un teatro lirico è abbandonata, in attesa di decidere il progetto definitivo andiamo avanto con i progetti di rigenerazione legati al Gai (Giovani artisti italiani) per continuare a tenere i riflettori accesi sul Verdi, come abbiamo fatto in occasione di Internazionale. Non credo alla possibilità oggi di un recupero totale del Verdi, tra recupero del tutto e abbandono credo sia preferibile puntare a progetti parziali di recupero e utilizzo degli spazi, che sono anche meno costosi».
L’ideale però sarebbe l’apparizione di un investitore: «Se qualche privato è interessato e vuole avanzare proposte, ad esempio per la creazione di un polo congressuale, può già considerarsi invitato al tavolo di confronto». Il Comune è in grado di apparecchiara la tavola e servire un buon contorno: «Abbiamo deciso di investire per la riqualificazione di via Carlo Mayr con l’obiettivo di fare di piazza Verdi un luogo centrale della città».
Marcello Pradarelli
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli La Nuova Ferrara per le tue notizie su Google
