Il tavolo piace ma è tutto da costruire
Consensi dalle imprese agli Amici della Cassa e ai Liberi Azionisti. Roncarati (Caricento): «Guardo con curiosità»
Un tavolo e quattro richieste "di buonsenso" per evitare la svendita di Carife. L'appello lanciato ieri dalle colonne del nostro giornale dalle due associazioni dei piccoli azionisti fa discutere. I rappresentanti degli imprenditori, soprattutto i piccoli-medi, plaudono e ci vedono l’occasione per contare di più. Già, ma dove potrebbe insediarsi questa "assemblea per la salvezza" della Cassa? Difficile in Camera di Commercio, precisa il presidente Paolo Govoni, «i nostri compiti statutari sono strettamente istituzionali, ma posso verificare».
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La stella polare del numero uno dell'ente di Largo Castello è Riccardo Maiarelli, «la sua posizione è impeccabile e mi pare che tutti gli si stiano accodando. Tutelare al meglio il patrimonio della banca è un'esigenza del territorio prima di tutto. Il pericolo che da Vicenza arrivino acquirenti che non si pensano come banca locale? Non credo sia realistico, chiunque dovrà tener conto che ci sono aspettative importanti in termini di credito». Sul versante della politica parla Marcella Zappaterra: «Come istituzione - spiega la presidente della Provincia - siamo disponibili a contribuire per individuare una soluzione che non impoverisca il territorio. Poi sul metodo si può discutere».
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A Roberto Bonora, direttore di Unindustria, l'ipotesi del tavolo piace: «Noi in fondo siamo in campo per questo - dice - e ci stiamo impegnando inteloquendo con le istituzioni e gli attori coinvolti. Avere quantomeno un confronto preventivo sarebbe fondamentale e lo stesso Maiarelli ha come obiettivo quello di avere più soluzioni e strade percorribili, anche a tutela degli altri soci, visto che la proposta di Malucelli e Cappellari non è in conflitto con la Fondazione». «C'è equilibrio e ragionevolezza in quanto viene avanzato dai rappresentanti dei piccoli azionisti - interviene il direttore della Cna Corradino Merli - e sono contento che il dibattito su Carife ora guardi più al futuro che al passato. Chi potrebbe guidare il tavolo? Credo che in una Spa comandino gli azionisti, ho assoluta fiducia in Maiarelli». Merli introduce un altro corno, fondamentale, del dibattito: «Un'integrazione con Caricento almeno potrebbe essere verificata. Se ne parla da tempo, oggi però non siamo nelle condizioni di dieci anni fa, con i centesi orgogliosi della loro autonomia e la Carife con diversi fondamentali». Insomma, l'indicazione è “proviamoci”. Da Confesercenti c'è sull'ipotesi «provinciale» più scetticismo. «Guardi che da tempi non sospetti dicevo che due istituti e due fondazioni erano troppe per il Ferrarese - premette il direttore Alessandro Osti -, comunque non sono convintissimo: non credo che per forza la soluzione debba venire "dall'interno", non ci sono le risorse necessarie».
Per Giuseppe Vancini (Confartigianato) la richiesta di confronto è «tentativo lodevole» pur aggiungendo un richiamo alla realtà, «oggi non si capisce chi è che venda: i commissari o la Fondazione? Siamo all'oscuro di tutto, in una vicenda in cui il peccato originale è il commissariamento, che non è stato spiegato a dovere: una vera porcata, guardi». La richiesta di venire a conoscenza dei conti di Carife è praticamente unanime. Conviene anche il presidente di Ascom: «In ballo c'è l'economia ferrarese, tanti posti di lavoro - sostiene Giulio Felloni -. In base a questi obiettivi chiari di tutela, un'unica piattaforma anziché dieci voci sparse possono aiutare. Ognuno poi potrà fare la propria parte: la questione è che le imprese hanno bisogno di credito e qui siamo anche più indietro rispetto alle altre province».
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Per trovare una voce davvero fuori dal coro occorre uscire dalle mura della città e andare pochi chilometri verso sud, a Poggio Renatico, dove ha sede l’azienda di Giulio Barbieri. Un tempo azionista di Carife, «poi ho ritirato tutto, anche i conti correnti». Sarà che la specialità della casa sono i tendoni, ma quando gli si parla di tavolo scrolla la testa: «Macchè tavolo, i soci non devono accontentarsi e andare a chiedere l’elemosina. Devono esigere la verità su una banca che in passato è stata gestita da incompetenti, andare a vedere i bilanci di allora e in particolare prima dell’ultimo aumento di capitale. Possibile che lì si siano verificati dei reati penali, io farei delle denunce». E sull’arrivo, probabile, della Banca Popolare di Vicenza sulle soglie di corso Giovecca? «Faranno shopping per specularci sopra, come sempre succede, mica solo a Ferrara».
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In tutto questo bailamme a Cento c’è un ferrarese (o meglio un vigaranese) che osserva. E a cui ogni tanto fischieranno le orecchie, com’è immaginabile. È il presidente della Caricento, chiamata in causa dal presidente dei Liberi Azionisti di Carife Daniele Malucelli. «Tutti mi cercano? Beh - sorride Carlo Alberto Roncarati -, tutti mi sembra proprio esagerato. Sì, ho letto il documento dei piccoli azionisti. Non mi faccia dichiarare più di tanto, metta però una cosa: diciamo che noi di Caricento guardiamo con curiosità agli accadimenti in casa Carife e se non si conoscono i suoi conti è una preoccupazione anche nostra. Se siamo pronti a intervenire? Mi sembra troppo - conclude Roncarati -, sarebbe un’operazione grossa e se di integrazione tra Ferrara ve Cento si parla da tanti anni e poi non se ne fa mai niente un motivo ci sarà, no?».
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