Ma in questura la protesta non si placa
"Quei protocolli non sono sufficienti"
«Noi non vogliamo fare polemiche, ma ottenere condizioni di lavoro migliori. Per il collega risultato per primo positivo al test della Tbc il collegamento con il servizio di accompagnamento profughi può non essere certo, ma per il secondo caso sì: prima del servizio era negativo, subito dopo è risultato positivo». Alessandro Chiarelli (Siap) prende atto delle precisazioni di Asl e Comune («ma nessuno ha mai parlato di malati di Tbc, solo di positivi al test», precisa) ma non arretra di un passo nelle rivendicazioni che lui insieme agli altri rappresentanti dei sindacati di polizia (in modo unitario) rivolgono a Ministero e Questura per potenziare i livelli di protezione del personale: «I colleghi fanno tutto il viaggio in pullman a contatto con profughi: provengono da situazioni terribili, alle spalle hanno l’inferno, e su venti-trenta di loro è molto probabile che ci siano persone malate, e non è certo una colpa. Ma come pensare di proteggerci con mascherine di carta?» si chiede Chiarelli-
«Non mettiamo in dubbio che tutti i protocolli siano stati rispettati - interviene Stefano Parziale (Siulp) - ma il punto è che quei protocolli non sono sufficienti».
Parziale ribadisce che «in questo protesta tutti i sindacati si sono ritrovati uniti. Il contratto è fermo dal 2010, ci sono stati tolti gli orari in deroga, disponiamo di tecnologie obsolete e auto troppo vecchie».
Ai problemi “romani” si affiancano quelli tutti ferraresi: «Nonostante lo stanziamento di fondi per ammodernare il Mazza, non calerà il numero di operatori impiegati nei servizi di ordine pubblico allo stadio. Si tratta di uno spreco di personale, sottratto da altre zone critiche a discapito della sicurezza di tutti».
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli La Nuova Ferrara per le tue notizie su Google