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Si fingevano bimbi sul web per avere le foto proibite

Si fingevano bimbi sul web per avere le foto proibite

Sgominata rete di pedopornografia con diramazioni in undici Paesi stranieri Decine di indagati, compresi due ferraresi. Sequestrato il loro computer

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Ci sono anche due indagati ferraresi nella maxi-inchiesta su pedofilia e pedopornografia diretta dal pm veneziano Massimo Michelozzi, nella quale sono coinvolte una cinquantina di persone in Italia e in altri undici Paesi del mondo. Il 9 luglio scorso gli agenti della polizia postale sono entrati nell’abitazione degli indagati, a Ferrara, e hanno sequestrato un computer che conterrebbe materiale pedopornografico. I due sono accusati di detenzione e divulgazione di immagini a sfondo sessuale che coinvolgono minorenni. Contro il provvedimento il loro legale ha presentato ricorso al tribunale del riesame di Venezia, chiedendo il dissequestro. Negli atti dell’inchiesta viene anche contestato il reato di adescamento di minori. L’operazione è stata eseguita dal Compartimento di Polizia Postale e delle Comunicazioni di Venezia dopo un lavoro investigativo durato mesi e coordinato dal Centro Nazionale per il Contrasto alla Pedopornografia Online (Cncpo) presso il Servizio Polizia Postale e delle Comunicazioni di Roma che dava la caccia a una rete di pedofili in giro per il mondo. Estesa la diramazione internazionale, con 23 interventi di polizia compiuti negli Stati Uniti, nel Regno Unito, in Germania, in Francia, in Belgio, in Polonia, in Messico, in Argentina, in Russia, in Spagna, nella Repubblica Ceca e in Italia.

Nel nostro Paese sono state eseguite 26 perquisizioni tra Abruzzo, Campania, Emilia Romagna, Lazio, Lombardia, Marche, Puglia, Sardegna, Sicilia, Toscana. I sequestri, hanno dichiarato gli inquirenti, hanno interessato migliaia di immagini e video. Le indagini hanno preso spunto da un'altra operazione di contrasto alla pedopornografia condotta nel 2013 dalla Polizia postale e delle Comunicazioni di Venezia. L'analisi delle caselle di posta elettronica di un presunto pedofilo aveva fatto emergere decine di contatti con utenti della rete che si presentavano con nickname riconducibili a bambini e bambine (75 le caselle di posta elettronica oggetto di indagine). Così è stato tolto il velo su un’allarmante realtà.

Il presunto pedofilo frequentava infatti diversi social network (Facebook, Netlog, MSN Spaces, Badoo ed altri) dove si spacciava per una bambina alla ricerca di foto di altri bambini. E nel corso della ricerca si era imbattuto in decine di utenti web nascosti dietro una falsa identità digitale: si fingevano essi stessi bambini. Persone che hanno stretto legami di amicizia e hanno costituito una “rete”, scambiandosi poi le foto “catturate” con l’inganno.

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