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«Carife conosceva i progetti e i rischi»

sede Carife
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Le motivazioni dell’assoluzione in appello dal reato di truffa dell’ex dg Murolo e di altri sei imputati

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Nessuna truffa è avvenuta ai danni della Cassa di Risparmio di Ferrara, piuttosto la banca finanziò i progetti Milano Santa Monica e MiLuce perchè insieme ai quotisti confidava nella validità di quei programmi immobiliari.

È quanto scrivono i giudici della quarta sezione penale della Corte d'appello di Milano nelle motivazioni della sentenza (riportate dall’agenzia Radiocor) con cui l'11 giugno scorso hanno assolto «perchè il fatto non sussiste» i sette imputati, accusati di truffa ai danni dell'istituto, tea cui l’ex direttore generale Gennaro Murolo. «Carife finanziò i Fondi (Aster e Calatrava, ndr) consapevole dei rischi che affrontava, come d'altra parte è implicito nella stessa predisposizione della struttura Vegagest (sgr tramite cui venivano gestiti i fondi, ndr) per sviluppare iniziative del genere», precisano i giudici. A incidere sulla situazione, continuano i giudici, c'è da considerare che «tuttavia, a partire dalla seconda metà del 2007, la crisi statunitense dei prestiti subprime ebbe importanti ripercussioni anche sul mercato immobiliare italiano» e alcune trattative per la sindacazione del debito dei fondi furono rinviate oltre il 31 dicembre 2007, data indicata inizialmente come ultima per il perfezionamento, visto che «la trattativa fu complessa» e ci fu «il tergiversare» di Vegagest.

Inoltre, per i giudici «non può trascurarsi che Carife prese le distanze da queste operazioni soltanto nel 2010» attraverso «una strumentale iniziativa (la denuncia)» presentata il 29 luglio 2010, solo dopo che il 6 giugno 2010 la Banca d'Italia aveva emanato un provvedimento sanzionatorio nei confronti degli amministratori di Carife, quando «gli ispettori non hanno ritenuto di dover denunciare al governatore l'esistenza di truffe in danno dell'istituto». Le persone assolte dalla Corte d'appello di Milano sono Gennaro Murolo, ex direttore generale della Cassa di Risparmio di Ferrara, gli imprenditori campani Dante e Luigi Siano, i fratelli Aldo e Giorgio Magnoni (gruppo Sopaf), Sandro Bordigoni (della Navir), e Mirko Leo (della Commerfin, società riconducile ai Siano). Per motivare la loro decisione di assolvere gli imputati, si legge ancora nella sentenza, i giudici spiegano che il reato di truffa «deve tradursi in una attività insidiosa e fraudolenta a persuadere con l'inganno» in modo tale da determinare «l'errore del soggetto passivo», in questo caso la banca. In pratica, sottolineano i giudici, si tratta di capire se ci siano stati «artifici o raggiri» per arrivare a dire che, «oltre ogni ragionevole dubbio, se non fosse stata ingannata, la banca non avrebbe posto in essere quelle operazioni».

Per la Corte d'appello non solo «non vi erano stati deficit informativi» ma «gli amministratori (di Carife, ndr) avevano deliberato i finanziamenti nella piena consapevolezza dei contenuti delle operazioni e dei rischi alle medesime correlati».

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