«Concorrenza sleale, è ora di darci un taglio»
A Comacchio i parrucchieri in regola chiedono controlli nei confronti di chi lavora in nero
COMACCHIO. Il confronto promosso da Cna l’altro ieri tra parrucchieri locali ed il Comune, ha consentito di aprire uno squarcio intorno ad un fenomeno in preoccupante espansione, quale è l’abusivismo nel settore dell’acconciatura. Chiedono di darci un taglio i parrucchieri in regola, esasperati dalla concorrenza sleale innescata da loro colleghi, tutti italiani e compaesani, alcuni di loro ex titolari in pensione, che praticano l’attività al di fuori di tutte le regole fiscali ed amministrative, andando a domicilio dei clienti o nei negozi a serrande abbassate, dopo aver dichiarato solo sulla carta la chiusura dell’attività. «Non c’è più spazio per la comprensione, -spiega Francesco Robboni, responsabile provinciale Cna del settore parrucchieri -; chi lavora deve farlo nella legalità, rispettando le regole e pagando le tasse. In passato non c’era una tassazione così stringente, ma ora anche la crisi ha accentuato il problema, che dobbiamo contrastare in tutti i modi». Sul tavolo della discussione con l’assessore al commercio Sergio Provasi e con il comandante della polizia municipale Paolo Claps, «dai quali abbiamo riscontrato massima attenzione e disponibilità con l’impegno a compiere immediate azioni di controllo»– aggiunge Robboni- , è giunta una richiesta ben precisa, quella di verificare tra un paio di mesi i risultati raggiunti, rispetto alla ferma presa di posizione dei parrucchieri. «Nel nostro statuto e nella nostra mission – precisa Robboni – c’è la tutela dei soci, anche attraverso la segnalazione di chi non svolge regolarmente l’attività» e secondo le prime stime sarebbero una trentina i professionisti del settore che lavorano in nero tra Comacchio e frazioni. A breve approderà a Roma una proposta di legge, per contrastare l’abusivismo, ma nell’immediato, per tenere alta l’attenzione sul fenomeno che ha portato ad un calo della clientela nei saloni dei parrucchieri, Cna comincerà a distribuire dei volantini per sensibilizzare l’opinione pubblica. «Mettetevi in mani sicure» recitano i volantini, con i quali si spiegano i rischi per l’igiene, oltre alla necessità di affidarsi a professionisti in regola, che usano prodotti di qualità acclarata. Hanno unito forze ed intenti le parrucchiere locali, «perché è ora si smuovere le acque – commenta Elisa Bigoni, una di loro -, dato che non riusciamo più a lavorare, siamo tartassate dalle imposte, c’è chi ha dovuto mettere a casa i dipendenti per crisi e concorrenza sleale e ora li vedi girare col trolley che vanno a fare i capelli su appuntamento. Noi invece siamo costrette a tenere aperto anche se non ci sono clienti». Elisa è convinta che le clienti non avranno il coraggio di denunciare il sommerso, ma che bisogna giocare ad armi pari, «perché noi facciamo corsi di formazione, siamo in regola, mentre loro ci portano via il lavoro con una piega a 11 o 12 euro, rispetto ai 14-16-18 euro da tariffario».
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