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«Ferraresi, tornate a bordo, c####!»

Stefano Scansani
«Ferraresi, tornate a bordo, c####!»

Appena rieletti e già in corsa per Bologna. È giusto? Lo abbiamo chiesto a un drappello di politici

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STEFANO SCANSANI. Di prima mattina il sindaco è già immerso nelle attività del Comune. Risponde alla telefonata. “Pronto chi parla?” e intanto impartisce ordini, firma documenti, replica a chi gli sta intorno. Ha letto la lettera di Rossi? In due e due quattro Tiziano Tagliani ribatte, non in difesa ma con il contrattacco (probabilmente anche perché l’estensore della lettera è un esponente dell’Udc, quindi collega antagonista). Il sindaco dice: «Scriva, scriva. Noi del Partito democratico non stiamo abbandonando la nave. Non è vero. Piuttosto siamo in fase di arrembaggio di altre barche. Questa è la pura verità».

Il pensiero di Rossi si era imbastito anche sulla mia riflessione domenicale che raccontava della sindrome dell’abbandono. Cioè: in novembre si vota anticipatamente per la Regione perché Vasco Errani si è dimesso. E così l’assessore comunale ai lavori pubblici Aldo Modonesi ha la cera di voler correre per un posto nel governo emiliano-romagnolo. C’è chi ipotizza che pure il vicesindaco Massimo Maisto non sia da meno, così come l’assessore renziano-puro Luigi Marattin. Con le valigie pronte sarebbe la quasi ex presidente della Provincia Marcella Zappaterra, quanto il segretario provinciale dello stesso Pd Paolo Calvano vocato alla regìa regionale del partito. Cioè, tutti in partenza, con la nava ferrarese (economica, occupazionale) in crisi nerogrigia. Possibile? E la fiducia accordata loro dai cittadini-elettori?

Aldo Modonesi, il più tirato in ballo, non perde la sua calma proverbialmente olimpica: «Non siamo scesi e non scenderemo dalla nave ferrarese. Finché saremo chiamati a contribuire svolgeremo la nostra attività con responsabilità, fino all’ultimo secondo, davvero. Fino a quando lo riterrà opportuno il sindaco. E poi la mia storia personale esclude il disinteresse per la cosa pubblica».

Immaginato come un probabile sindaco da mettere in pista per il 2019, Modonesi così sottolinea una situazione-condizione di ruolo che poi il suo collega vicesindaco assessore alla cultura chiarisce. Massimo Maisto chiarisce: «Vado avanti con il rapporto con il sindaco Tagliani. Io non sono stato eletto, dunque vado procederò fino a quando godrò della fiducia di Tagliani. È normale che si sia aperto un dibattito sul futuro della Regione, siamo in una fase di valutazione. E non è detto che vada a finire come ipotizzano le recensioni e i commenti proposti dai giornalisti». Sibillino.

Nel drappello dei politici sentiti dalla Nuova c’è anche qualche oppositore. È il caso del consigliere di Forza Italia Vittorio Anselmi, in corsa per fare il sindaco: «Non scappano. Certo però rincorrono promozioni che penalizzano l’attività amministrativa locale. I ferraresi meritano di vedere portati avanti i progetti comunali». Ancora Anselmi insiste: «Capisco Calvano, che ha un ruolo politico, ma non Modonesi che invece fa amministrazione. Questa è una tipica prassi del partito al potere. Questione di buonsenso. È un balletto che non fa bene, è sconveniente. Tutto qua».

D’altro tono e impronta la risposta di Marcella Zappaterra, presidente quasi uscente della Provincia al tramonto: «Per quel che mi riguarda ho rispettato il mandato affidatomi dagli elettori, e addirittura sono andata oltre, anche perché non ho mai pensato di lasciare la nave e prendere altri battelli in anticipo... Il mio mandato è finito il 25 giugno e ora continuo volontariamente. L’unico contributo che posso dare è quindi in Regione. Io sono stata coerente».

«Altre imbarcazioni? Lasciare la nave? Nuove rotte? Mi pare che non ci sia nulla di scandaloso». Così il segretario provinciale del Pd Paolo Calvano liquida le critiche di Andrea Rossi. «Obiettivamente mi pare che sia naturale pensare che chi si è speso per l’amministrazione locale possa ambire a rappresentarla in nuove sedi e in altri livelli - spiega Calvano - e poi su chi andrà in Regione esamineremo e troveremo le modalità migliori. Le preferenze ci permetteranno di confrontarci con le indicazioni degli elettori». Ineluttabile la presa di posizione di Silvia Mantovani, consigliere comunale di Movimento 5 Stelle la quale, immediatamente mette in chiaro che il fenomeno del cambio-barca è completamente fuori dall’ottica dei grillini. «Noi siamo contrari a chi è nominato, cioè sta al potere senza il voto del popolo, della gente»: La Mantovani precisa: «C’è chi non vede l’ora di passare dal modesto ruolo in Comune a quello più prestigioso e remunerativo in Regione. Tutto dipenderà dal sindaco, chi andrà e chi non andrà. Ecco, se io fossi il sindaco non lo farei proprio».

Pungente il radicale Mario Zamorani: «Esiste una casta di potere e di potenti che fanno quello che vogliono quando vogliono. Sono anche bravi, perché capaci di estorcere la fiducia del cittadino elettore, ma poi fanno davvero quello che credono. È una vergogna». Zamorani conclude che comunque alcuni ce la faranno e altri no: «Evviva quel cittadino che ha scritto la lettera: sì, loro sono un corpo separato».

Infine l’assessore al bilancio Luigi Marattin, che è chiaro e tosto. «Parlo con il cuore in mano. Dentro la giunta ci sono amministratori eccellenti con caratteristiche diverse. Modonesi ha conoscenza. Maisto ha abilità. È giusto che le persone aspirino o vengano avviate a esperienze superiori. Sarebbe come tenere giocatori forti in promozione, o no?». Marattin dichiara di sentirsi molto a disagio al cospetto del totonomine regionale, già iniziato. Perché? «Perché i tempi sono maturi, molto maturi, ma non ci sono gli elementi fondamentali: manca un candidato presidente e un progetto su che cosa si vuole fare di questa Regione Emilia Romagna. Allora, come si può immaginare che questo o quell’altro vuole fare l’assessore regionale?». L’assessore comunale chiude il ragionamento: «Credo sia indispensabile cambiare il verso del dibattito, perché quello che succederà in Regione Emilia Romagna sarà una rivoluzione». Parola del renziano principale del Pd ferrarese.

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