Carife e il polo romagnolo, se ne parla
Indiscrezioni di Mf sull’ipotesi di una holding con Cento, Rimini e Cesena, aperta a Ravenna: colosso ferrarese al 20%
La prima alleanza di area vasta, nell’era della caduta delle barriere geografiche e amministrative, potrebbe essere di natura bancaria. Mentre a livello politico si discute sulla strategia del sindaco Tagliani in risposta allo svuotamento della Provincia (alleanza con Bologna per tutto quanto possibile), nel mondo delle Casse di Risparmio si fa strada la vecchia idea di una federazione ferrarese-romagnola che passi per Cento e Cesena arrivando fino a Rimini. L’idea evidentemente è tornata a piacere in ambienti bancari nazionali se un giornale specializzato come Mf l’ha posta ieri come possibile alternativa a Popvicenza per la soluzione della crisi Carife. Si tratta, è bene sottolinearlo, di una soluzione piuttosto complicata in quanto si tratterebbe di far confluire le quote di maggioranza delle quattro Casse in una maxi-holding unica, una specie di federazione in grado di salvaguardare qualche grado di autonomia delle singole banche e assicurare, nel contempo, sinergie operative. In un secondo tempo l’alleanza potrebbe estendersi, nell’ipotesi del quotidiano finanziario, alla Cassa di Risparmio di Ravenna, destinata a diventare il perno della federazione anche per il ruolo, invero molto delicato in questo momento, del suo presidente Antonio Patuelli, che ricopre l’incarico anche nell’Associazione bancaria italiana. Un’alleanza del genere, è stato conteggiato, potrebbe mettere in pista 25,4 miliardi di asset, 537 sportelli e 17 miliardi d’impieghi, con Ferrara che contribuirebbe per un quarto-un quinto del totale.
Questa ipotesi si è affacciata a più riprese negli ultimi mesi, ma è oggettivamente difficile da portare avanti. È una questione di tempi, visto che per mettere assieme le tessere di un puzzle del genere servono parecchi mesi mentre l’offerta di Popvicenza è attesa entro luglio e per tenere viva la trattativa la Fondazione dovrebbe avere già pronta almeno un’altra manifestazione d’interesse. In ogni caso, poi, la “federazione” emiliano-romagnola delle casse dovrebbe reperire liquidità sufficiente a ricapitalizzare Carife: servono 200 milioni di euro, una parte potrebbe forse arrivare da un aumento di capitale di Caricento ma il grosso non potrebbe che metterlo un’alleato finanziario, al momento nemmeno all’orizzonte. Anche per questo motivo, Bankitalia sembra non spingere per una soluzione di questo genere, mentre la sicurezza con la quale Popvicenza sta lavorando a vari dossier di acquisto viene spiegato con un buon indice di gradimento da parte dell’istituto di controllo.
I primi contatti la Fondazione Carife li sta prendendo con Cento, mentre i romagnoli restano molto sullo sfondo. I giochi sono però ancora aperti.
Stefano Ciervo
©RIPRODUZIONE RISERVATA
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