La Nuova Ferrara

Ferrara

Chiamatela Festa Democratika (ma dell’Unità per la Regione)

Chiamatela Festa Democratika (ma dell’Unità per la Regione)

Dibattito a tutto campo con il segretario Paolo Calvano alla festa provinciale «Prima delle candidature locali bisogna valutare il modo in cui guidare l’Emilia Romagna»

4 MINUTI DI LETTURA





«Renzi proclama che siamo tornati alle feste dell’Unità - muove Stefano Scansani - ma a me pare proprio si chiami Democratika - e punge - diciamoci la verità, avete lasciato le nostalgie del passato nascoste in cucina, mentre la facciata all’ingresso è stata rinnovata». Così si è alzato il sipario ieri sera sul direttore della Nuova Ferrara e il segretario provinciale del Pd Calvano, scherzosamente, perché si sa quanto le cucine della Festa di Barco non siano affatto espressione di conservatorismo, bensì di un fervente sentimento politico. Che si rinnova e sostiene da decenni la classe dirigente ferrarese, con dubbi e mal di pancia annessi.

Paolo Calvano, che di recente ha vagato tra Bologna, Piacenza, Rimini, Modena e persino Livorno, si è manifestato energico e disinvolto. Incassando e rispondendo a tono ha spaziato dalla condanna di Errani al futuro Governo regionale, dal “Renzi sì” al “Berlusconi no”, dalle sue speranze personali a quelle condivise per la Carife.

Il bicameralismo imperfetto

«Non bisogna festeggiare con il 40,8 % - ricalca Calvano le parole di Renzi - che gli italiani ci hanno riconosciuto, anzi, ci consegna una responsabilità enorme per essere più forti in Italia e in Europa. Come solo noi fossimo l'ultima speranza, avendola persa a causa di Grillo e degli altri.

Dopo ore e ore di riunioni e discussioni c’è ancora chi alza la mano e pronuncia un “non sono d’accordo” - e incalza - è una cosa che non sopporto e mi dispiace sia Chiti a sostenerlo, quando lui stesso nel ’97 si batteva per un Senato delle autonomie e per ridurre i parlamentari. Sebbene abbia l’impressione che per andare in Parlamento Chiti non abbia fatto le primarie. Va bene discutere, ma se si decide una linea, proviamo a mantenerla, altrimenti perdiamo di credibilità».

L’accordo con Berlusconi

«Cosa ne pensa del fatto che nel suo stesso Partito - procede Scansani - non sia stata lavata via la macchia Berlusconi, che è visto come il diavolo in persona?»

Assorbito l’entusiasmo della Festa, Calvano risponde: «L’accordo non è stato preso con lui, ma con i 9 milioni di italiani che rappresenta. Le riforme non possono essere di parte ed è valso pure per Grillo, prima che si chiamasse fuori.

Berlusconi è rimasto inevitabilmente l’interlocutore della destra. Che poi questi insistano a farsi rappresentare da lui, di masochisti ce ne sono tanti… e noi li rispettiamo perché il voto va rispettato. In Italia manca una Destra vera e liberale che guardi un po’ più all’Europa.

Le ambizioni regionali

«Me lo ricordo bene il Pd - Calvano guarda a Bersani - che diceva davanti all’avanzata dei grillini dobbiamo resistere, tanto vinceremo e possiamo già pensare a chi deve fare che cosa… sappiamo bene com’è finita. Quelle elezioni non le abbiamo vinte e quei fogliettini scritti con le diverse ipotesi di chi sarebbe andato a occupare tal posto, sono stati stropicciati e gettati via. Non può essere solo una gara di nomi, servono anche le idee forti. Chi si chiede perché chi aspira da qui alla Regione non pensi a rimanere dove sta, ha ragione, ma è altrettanto legittima la risposta: chi s’impegna con abnegazione per arricchire la sua comunità a un livello più ampio, ha il diritto di ambire a rappresentare la propria terra altrove. Si tratta della parte bella della politica, non di cursus honorum - non si risparmia - Se non saremo in grado di cambiare noi stessi, ci penseranno i cittadini a lasciarci a casa, com’è successo a Bondeno, dove non siamo stati considerati meritevoli di governare”.

Errani e le ambizioni personali

«Non possiamo avere dei bravi amministratori che rimangono in panchina in saecula saeculorum - calca Scansani - lei immagina di fare il segretario regionale, lo ammetta».

A volte piove, però, e Calvano non ha giocato la partita del congresso regionale, pur avendo già depositato la candidatura, a causa delle dimissioni di Errani: «dimissioni giuste e opportune da non commentare - e conclude - Non era un atto dovuto, ma volontario e distintivo di uno spessore morale. Prima di proseguire il cammino, dobbiamo valutare il modo in cui guidare la futura Regione».

Matteo Bianchi

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli La Nuova Ferrara per le tue notizie su Google