Per No Tav e anarchici c’è l’Arginone
Si è appena aggiunto un altro detenuto (Michele Fabiani), che deve scontare una condanna per l’operazione Brushwood
L'Arginone si sta caratterizzando sempre più come il luogo di detenzione degli antagonisti e dei No Tav. Sabato scorso tra le mura della casa circondariale è entrato Michele Fabiani, ventisettenne anarchico originario di Spoleto, il quale deve scontare la pena residua di un anno e quattro mesi (era infatti già stato in carcere e ai domiciliari tra il 2007 e il 2008) sui due anni e tre mesi che gli sono stati comminati il 27 giugno in via definitiva dalla Cassazione per minacce a pubblico ufficiale, danneggiamento seguito da incendio e istigazione a delinquere con l’aggravante della finalità eversiva (legge 15/1980), circostanza questa ostativa alla sospensione dell’esecuzione della pena.
Fabiani venne arrestato il 23 ottobre 2007 insieme ad altri quattro amici, Andrea Di Nucci, Dario Polinori, Damiano Corrias e Fabrizio Reali Roscini. Furono incarcerati nella cosiddetta "Operazione Brushwood" con l'accusa di far parte di una cellula anarco-insurrezionalista denominata Coop-Fai (Contro ogni ordine politico – Federazione Anarchica Informale).
Ai cinque venne addebitato di avere violato l'articolo 270 bis del codice penale che incrimina le "associazioni con finalità di terrorismo anche internazionale o di eversione dell'ordine democratico". Accusa poi caduta nel corso del processo. I sospetti furono indirizzati sul gruppo circa l'invio alla allora presidente della Regione Umbria Maria Rita Lorenzetti di una busta contenente due proiettili calibro 38 special e di un volantino di rivendicazione contenente minacce di morte; nella lettera si parlava di questioni come i lavori per la Tav e del Rio Fergia, lo sfruttamento di una sorgente di acqua nella zona di Nocera Umbra, ma anche a un incidente avvenuto in un cantiere edile nello spoletino.
A sostegno di Fabiani si è formato un movimento di solidarietà che travalica i confini del mondo anarchico e dell’estrema sinistra e che ha trovato concretezza in un appello firmato da un centinaio di persone, tra cui esponenti dei movimenti ambientalisti, sindacalisti, insegnanti e politici come l'ex ministro Katia Bellillo. Alla luce degli sviluppi, il comitato di solidarietà ha annunciato «una battaglia quotidiana per la liberazione di Michele, perché – si legge in una nota - non accettiamo come parenti, amici e compagni l’ingiustizia di ciò che si fa chiamare giustizia, non ci rassegniamo, protestiamo e torniamo a lottare e denunciare la verità, chiedendo l’immediata liberazione di Michele».
Sabato si è tenuta una partecipata manifestazione in piazza del Comune a Spoleto. L'impegno preso è di continuare la mobilitazione, mentre si invita a scrivere lettere e messaggi a Fabiani, che nel frattempo - come si evice dal sito Umbria24 - è stato raggiunto in carcere da un’ordinanza di custodia cautelare emessi l’altro ieri dal gip di Roma per via degli incidenti durante la manifestazione per la casa del 12 aprile; l’atto è stato notificato anche ad altre tre persone.
Fabiani, che è tenuto in regime di “alta sicurezza”, è affetto da celiachia, per cui gli è fatto divieto medico di assumere cibi che contengano glutine come il pane, la pasta, i dolci e anche i tutti i salumi perché sono trattati con le farine, la pizza, la birra. Secondo il Comitato 23 ottobre con questo tipo di condizione carceraria, abbinata alla patologia si è superarato «verso Michele il confine della civiltà per approdare a quello della barbarie».
All'Arginone sono tuttora detenuti Alfredo Cospito e Nicola Gai, componenti della cellula “Olga” della Federazione anarchica informale/Fronte rivoluzionario internazionale.
La scorsa settimana la Corte di Appello di Genova ha confermato la condanna inflitta in primo grado ai due (10 anni e otto mesi per Cospito, 9 anni e 4 mesi per Gai) ritenuti colpevoli aver gambizzato il 7 maggio 2012 nel capoluogo ligure l’amministratore delegato di Ansaldo Nucleare, Roberto Adinolfi. In questo caso, a differenza di quello che coinvolge Fabiani, i giudici hanno riconosciuto la sussistenza delle finalità terroristiche dell’attentato.
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