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Un capolavoro di architettura rurale che va in rovina

Un capolavoro di architettura rurale che va in rovina

FILO. Biogas, cave, fotovoltaico, urbanizzazione e anche paesaggio storico: sono questi i problemi presi di mira da Francesco Pertegato e Daniele Alberti con la collaborazione storica e...

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FILO. Biogas, cave, fotovoltaico, urbanizzazione e anche paesaggio storico: sono questi i problemi presi di mira da Francesco Pertegato e Daniele Alberti con la collaborazione storica e documentaristica di Giovanni Geminiani. Recentemente, i due ex (si dimisero perchè in contrasto con la giunta del sindaco Giorgio Bellini) componenti del consiglio di partecipazione di Filo, hanno tirato in ballo lo stato di abbandono in cui versa la chiesetta di "Chiavica di legno", una copia perfetta della tomba di Dante costruita in mezzo alla campagna tra i territori di Argenta e Alfonsine, in provincia di Ravenna. Oltre a denunciare che "Neanche a Filo lo sanno!", i tre filesi, lanciano una sorta d'appello perchè si faccia qualche cosa per salvare questa chiesetta che tra l'altro, in alcune occasioni, è meta di pellegrinaggi o funzioni religiose da parte del parroco di Filo. Volendo andare a verificare quanto stanno dicendo sul blog "Stop al consumo del territorio - Argenta" i battaglieri filesi, indicano come strade d'accesso ad uso pubblico via Tre Pertiche o via Chiavica di Legno oppure via Trotta tra Filo e Longastrino ma sempre nel ravennate. Per l'aspetto storico, la denominazione della chiesetta derivada un'antica chiavica situata a destra del Reno, proprio di fronte a Villa S.Anna. «In quella direzione - si legge nella documentazione - si dirigeva, fin da fine Settecento, un passo fluviale chiamato "della Chiavica di legno", nome che poi si trasferì nel primo Ottocento sulla nascente borgata alla sinistra del Po Nuovo. In legno, infatti, era stata inizialmente costruita la prima chiavica provvisoria fra il Canale Bonacquisto ed il Po Nuovo (poi Reno), chiavica poi ricostruita in laterizio. Oggi detto canale di scolo, non si immette più in Reno, ma devia verso il Santerno qualche centinaio di metri prima dello sbocco originario.

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