Seimila posti che non torneranno più
La Cgil: impossibile tornare ai livelli 2007. Alle corde città e Comacchio. Allarme Cassa in deroga: 2.500 persone in bilico
Per ritornare al regime di 7 anni fa, ai ritmi produttivi del 2007, quando ancora la crisi economica non aveva colpito così violentemente il territorio, si dovrebbero recuperare e ripristinare circa 7.500 posti di lavoro. I posti di lavoro irrecuperabili invece, quelli scomparsi in questi anni amari, nel Ferrarese sono più o meno 6.000; e le stime sono al netto della pubblica amministrazione che non è stata inclusa nell'analisi. Sono questi i numeri da capogiro che escono snocciolando i macrodati della Cgil regionale su piano provinciale. Riccardo Grazzi, segretario confederale della Cgil, spiega che in Emilia Romagna «le ore di cassa integrazione autorizzate ammontano a un totale di 39 milioni. Cinque milioni di ore nel tessuto produttivo ferrarese» da gennaio a giugno 2014. Sempre a livello regionale i lavoratori in cassa integrazione in deroga sono circa 32mila di cui 2.500 sul nostro territorio. In altri termini, l'8% della Regione. «I settori che hanno subito perdite maggiori sono il manifatturiero e l'agricolo - prosegue Grazzi - Quest'ultimo ha perso 1.100 posti di lavoro e non sono affatto pochi, soprattutto se si considera che il loro è un lavoro stagionale. Se invece vogliamo fare una classifica a livello comunale, i più colpiti sono Ferrara, Comacchio, Bondeno, Ostellato e Copparo».
In questi anni le attività che hanno chiuso i battenti sono diverse. Tagli e riorganizzazione del personale, mobilità, delocalizzazione, fallimenti, cessazione, tanti sono i fattori che hanno causato la perdita definitiva di quei seimila posti. Tantissimo per il nostro territorio. «Vogliamo dare risposte ai lavoratori e intendiamo contribuire ad un processo che ci accompagni fuori da questa crisi. Tra le tante cose - prosegue Grazzi - vogliamo condurre una ricerca che porti alla scoperta di nuove attività lavorative. Abbiamo intenzione di costituire il Comitato territoriale del Lavoro, aperto alle competenze dei soggetti pubblici e privati. Per questo servono il coinvolgimento dell'università, dell'amministrazione e l'impiego di soldi pubblici orientati alla creazione di lavoro, al rilancio di una nuova manifattura, alla valorizzazione della formazione, ricerca e innovazione... Si può fare, ma non è facile. Certo è - conclude - che puntare su innovazione e potenziamento dei luoghi di eccellenza per creare un indotto e risollevare il mercato attraverso politiche infrastrutturali, riqualificazione del territorio e conversione ecologica del sistema produttivo, è probabilmente una delle poche strade percorribili per uscire dalla crisi e consegnare un futuro lavorativo ai giovani».
Samuele Govoni
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