«Devo guadagnare qualcosa per non tornare in Marocco»
«Aiutateci a trovare un lavoro di qualsiasi genere, per mio marito o per me. Non possiamo tornare in Marocco dove non abbiamo una casa, è impossibile guadagnare qualcosa e i nostri quattro figli,...
«Aiutateci a trovare un lavoro di qualsiasi genere, per mio marito o per me. Non possiamo tornare in Marocco dove non abbiamo una casa, è impossibile guadagnare qualcosa e i nostri quattro figli, nati e cresciuti in Italia, non saprebbero neanche come parlare con la gente». Khadita El Mansouri, 35 anni, in queste settimane ha bussato a tutte le porte della città, dai migranti Cgil ai Servizi sociali, quasi sempre con il figlio più piccolo di otto mesi in braccio, per trovare la maniera di restare a Ferrara e in Italia. Poi si è decisa, con l’aiuto di un’amica che parla meglio di lei l’italiano, a venire in redazione per raccontare una storia di difficoltà estreme che rischia di essere giunta all’ultima puntata. Entro agosto anche l’alloggio di fortuna che ospita la donna e i quatto figli, in via Boccacanale, sarà perso per l’impossibilità di pagare un minimo di affitto: il marito da mesi dorme all’aperto, in piazza Ariostea, perché nella stessa stanza con i familiari non può starci, secondo le regole dell’abitazione. E allora anche l’ultimo filo che tiene la famiglia marocchina legata a quella che ormai considerano la loro città sarà reciso.
Lei è qui da quasi dieci anni, il marito da quattordici e ha sempre fatto qualcosa, nell’ambito del facchinaggio: da tempo però non riesce più a guadagnarsi qualcosa, e le cose sono precipitate in fretta. Via dall’appartamento che li aveva ospitati per anni, ricovero di fortuna sostenuto con il contributo dei Servizi sociali, sospensione di questo piccolo aiuto e l’esaurirsi anche delle speranze.
L’appello della donna non ha un destinatario specifico, l’obiettivo è però disperatamente chiaro: «Io non ho esperienze lavorative ma sono pronta a provare tutto, i bimbi trovo chi li tiene; e così mio marito. Ma dobbiamo trovare il modo di guadagnare, io e i miei figli non vogliamo e non possiamo tornare in Marocco». Wad Zam, la città al centro del paese dal quale provengono, non è più casa per loro.
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