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il commento del direttore

Di non lavoro Ferrara muore. Sindaci datevi una mossa

Stefano Scansani
Una manifestazione per il lavoro
Una manifestazione per il lavoro

Mercoledì alla festa dell'Unità del Barco le molecole della rabbia e dell'impotenza hanno assunto un calibro grande quanto i pollini e gli insetti

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FERRARA. È uno di quegli argomenti che ci inchiodano al muro grigio dell’impotenza e grondano sdegno. E che per questo teniamo nella naftalina della dimenticanza. Si chiama lavoro. Cioè non lavoro. Ovvero lavoro che non c'è. Ho ricevuto conferma dell’esistenza del callo che è cresciuto sopra il problema nostro e dei nostri figli mercoledì sera, alla festa provinciale del Pd, al Barco. Che è un luogo topico e storico per le questioni del lavoro, per gli esauriti Karl Marx di rosso dipinti, dell'arcaica emancipazione della classe operaia a suon di cappellacci e comizi. Intervistando il segretario Paolo Calvano sulle montagne russe delle prossime elezioni regionali e delle candidature annesse, delle riforme inceppate di Renzi golden boy, dell’ombra lunga di Berlusconi, mi sono ritrovato a parlare di lavoro. O meglio, di imperante disoccupazione, crisi dentata, cassa integrazione dilagante, Ferrara senza vie d'uscita. Il piccolo pubblico - fino a quel momento attento agli accenti e ai gesti cari all'arte della comunicazione di partito, quindi dalle reazioni facciali molto prevedibili - s'è mosso sulle sedie di plastica bianca, come in un moto liberatorio.

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Era ora, questo è il problema dei giorni nostri, dai, parliamone, accidenti… Quando poi sono ricorso all’immagine sportivo-luttuosa di Ferrara maglia nera della disoccupazione in Italia, le molecole collettive della rabbia e dell’impotenza hanno assunto un calibro grande quanto i pollini e gli insetti dentro il cielo del Barco. Un esorcismo. Ho ricordato che ci sono parole di mortifera connotazione ancestrale che per paura difficilmente pronunciamo, tipo cancro, morte, sangue, guerra. Io aggiungo lavoro (che un tempo era la parola-contrappunto degli inni delle sinistre e l’argomento principe dell’imprenditoria liberale e illuminata).
Calvano, anche lui dentro la sua sedia di plastica bianca, ha intuito. E ha reagito al disseppellimento del problema che ci attanaglia da almeno sette anni parlando di impegno, programmi progetti, di sistema produttivo ferrarese endemicamente fragile.

La politica non ha parole per affrontare lo strazio che si contabilizza in un 14,7 per cento di gente (ragazzi, donne, uomini) che nella nostra provincia non trova o non ritrova un’occupazione. Il dato è sbalorditivo, annienta ogni buona volontà di cercare e costruire una soluzione. Altri numeri: sono 6.000 i posti persi per la crisi che per convenzione si fa partire dall’ormai lontano 2007. Posti che non torneranno più. La sparizione dei posti coincide con la morte di centinaia di aziende piccole, medie, grandi. E anche per il principale ammortizzatore, la cassa in deroga, la previsione indica che ci sarebbero 2.500 persone in bilico.
Davanti al dramma la classe politica e il sistema amministrativo, al presente e in prospettiva, sono disarmati. O fanno rifluire responsabilità e soluzioni verso il travaglio nazionale e internazionale, o allargano le braccia considerando che il Ferrarese fin dai tempi di San Giorgio e San Maurelio è arretrato, oppure deviano su altre progettualità di miglioramento della vita esistente, nella limitatezza della città. L’orizzonte è asfittico.


La questione del lavoro che non c’è e del lavoro che muore sta in fondo ai pensieri di un’Italia in preda a quella che ormai viene definita Distrazione di Massa. Un po’ di esempi? Processo Ruby, agibilità politica di Berlusconi, le sentenze che oscillano da sette a zero anni come Tiraemolla; chi è il bradipo, Renzi e Grillo?; Senato sì Senato no con Chiti che si mette di traverso; le rate di Imu e Tasi; Brunetta che chiede la grazia per Silvio; i naufragi dei barconi dei migranti; un po’ di razzi e bombe in Terrasanta; il boeing abbattuto in Ucraina; anche le coppie di fatto nelle tombe di famiglia.

Prendo fiato. Distrazione di Massa che nel nostro piccolo si associa alla perdita di pezzi, momentanea o definitiva. Mentre il 14,7 per cento di senza lavoro incombe sul Ferrarese in un sol colpo, sono venuti a mancare operativamente la Regione (in attesa di elezioni anticipate), la Provincia (in via risolutiva), la Camera di commercio (a rischio). Nel mentre l’amministrazione comunale del capoluogo attende, semmai ci sarà, una linea di indirizzo di come e quanto rappresentare il territorio.


Ha detto bene ieri nella sua intervista alla Nuova l’economista Andrea Gandini: “Credo che il Comune dovrebbe attrezzarsi in maniera innovativa”. E ancora: “Ferrara è una zona debole e bisogna inventarsi qualcosa di straordinario e speciale per uscire da questa crisi, sennò rischiamo grosso”. Sarebbe interessante se il sindaco e i sindaci decidessero di rompere gli indugi, per vedersi, confrontarsi, immaginare una linea realistica, di poche parole, ma straordinaria e speciale. Sveglia, amministratori, perché di Distrazione di Massa e nell’attesa che le riforme romane si riverberino nell’Italia provinciale, si può anche morire.


s.scansani@lanuovaferrara.it
 

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