Esplosione sventata, ancora nessun indagato
Resta ancora un fascicolo contro ignoti quello relativo all’inchiesta sull’attentato di via Calcagnini. Come confermato ieri dalla procura, al momento non ci sono persone indagate, e in queste ore il...
Resta ancora un fascicolo contro ignoti quello relativo all’inchiesta sull’attentato di via Calcagnini. Come confermato ieri dalla procura, al momento non ci sono persone indagate, e in queste ore il pubblico ministero Nicola Proto che coordina l’indagine sta valutando l’ipotesi di reato contenuta negli atti inviati venerdì dalla squadra mobile al termine dei primi accertamenti. Se fosse confermato il reato di strage, la competenza delle indagini per la gravità e la natura dei fatti (la pena minima è di 15 anni) dovrebbe passare alla Dia.
Secondo i rilievi dei vigili del fuoco, la palazzina di via Calcagnini 3 sarebbe potuta esplodere in seguito alla minima scintilla, perché ormai satura del gas metano proveniente da un tubo collegato alla conduttura, riaperta, di una casa disabitata confinante. Un atto deliberato che avrebbe potuto provocare una carneficina; ma se la pista della vendetta appare ormai scontata, non lo sono altrettanto i motivi che l’hanno innescata. Si indaga su ogni possibile movente, non solo sul dissidio che da anni coinvolgeva un professionista residente nella palazzina e un suo ex cliente, ma su ogni eventuale motivo di screzio o inimicizia.
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