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Il Bundan fa il pienone e rilancia sulla cultura

Decine di migliaia di persone per i tre giorni della manifestazione rievocativa La collaborazione con Soprintendenza e museo. In settembre altri scavi a Pilastri

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STELLATA. La stretta collaborazione tra Comune, Soprintendenza, gruppo Archeologico, museo e le varie realtà che hanno curato l'aspetto rievocativo e coreografico del Bundan Celtic Festival, non è destinata ad esaurirsi dopo la decima manifestazione dedicata al ritorno dei celti sul Po. Chiusasi ieri dopo il consueto bagno di folla durato tre giorni. All'apice dei quali, sicuramente, il concerto seguitissimo degli Sliotar, direttamente da Dublino, sabato sera. Detto questo e precisato che Stellata ha retto l'assalto - grazie a forze dell'ordine, parcheggi, navette via terra e fluviali - delle decine di migliaia di persone che per tre giorni hanno “invaso” il parco golenale a ridosso della Rocca Possente, rimane in piedi il discorso culturale.

A settembre, infatti, ricominceranno gli scavi della Terramara di Pilastri, che rappresenta uno dei siti di maggiore interesse anche per la Soprintendenza ai Beni archeologici in regione. Il percorso didattico predisposto al Bundan ha voluto, nel suo piccolo, cercare di mostrare con rigore storico quelle che potevano essere giornate tipo in piccole tribù che vivevano la Pianura Padana nei tempi antichi. Scene di caccia, tecniche di fusione dei metalli per la realizzazione dei monili, conciatura delle pelli, riti celtici come quello del fuoco, matrimoni e gare di tiro con l'arco Sciita.

Insomma, tutto quello che poteva servire a un qualsiasi visitatore arrivato a Stellata (a bordo della navetta, o delle moto-navette messe a disposizione per attraversare il fiume da Salvatonica e Ficarolo). Con una capillare copertura wi-fi, che ha consentito, di fatto, di avere aggiornamenti in tempo reale sulle iniziative in programma o per postare sui social media gli scatti e i "selfie" fatti con guerrieri e figuranti della festa celtica.

La quale, a giudizio degli organizzatori, vuole, nella ricostruzione dei villaggi, fare chiarezza sulle frequentazioni celtiche della zona: è nota la presenza dei celti (rinominati dai romani "galli") a nord degli Appennini, in gran parte della Pianura Padana, che venne non a caso chiamata Gallia Cisalpina. Paradossalmente, si sa molto di più, per via dei ritrovamenti effettuati, della presenza degli etruschi, che non dei celti, anche se appare più che probabile che quelli che si insediarono nella valle del Reno furono i cosiddetti Galli Boii: un nomignolo che deriverebbe dalla parola bogos, la quale indica un popolo di conquistatori o che, più semplicemente, vincono distruggendo.

«Se esistono ancora oggi circa tre milioni di persone nel mondo che parlano una lingua di derivazione celtica, in Irlanda, in Scozia (gruppo gaelico) e in Galles, molte delle loro tradizioni - rilanciano gli organizzatori - sono state riscoperte da noi proprio in questi dieci anni di Bundan». Compresa l'edizione conclusasi ieri, con le ultime escursioni, i laboratori di fusione di metalli e modellazione dell'argilla, la distribuzione di birra irlandese e idromele, e la coreografica ricostruzione di una battaglia di antichi popoli.

Mirco Peccenini

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