Una rete di sindaci per salvare posti
Imu e Conferenze dei servizi sono i “nemici”, una nuova Consulta territoriale è ben vista: «Ma senza professoroni»
FERRARA. Preoccupati lo sono tutti, i nostri sindaci, dei paurosi dati su disoccupazione e morìa d’imprese del nostro territorio, senza precedenti temporali o possibilità di raffronto con le province vicine. Le reazioni alla sollecitazione di mettere sul piatto qualcosa, in termini di politiche di micro-mitigazione e di scelte strategiche da portare ai livelli istituzionali superiori, sono però abbastanza variegate, e c’è chi non nasconde il proprio scetticismo. Ecco la prima carrellata.
Eric Zaghini (Berra)
«Il vero problema di questo territorio è la carenza drammatica d’infrastrutture, a causa di scelte fatte negli ultimi 30 anni, non so se consapevolmente o meno (l’Obiettivo 2 usato per fare cose ordinarie, tra l’altro). Fatto sta che il tratto stradale da Copparo a Ferrara è sempre quello lì, ma anche che la banda larga a 20 mega da noi non c’è, e non siamo mica in Appennino. D’altra parte è molto forte la sindrome Nimby (fate pure ma non nel mio giardino, ndr): la mattina dopo aver appreso che il Cipe aveva finanziato finalmente la E55, avevo già casella di posta elettronica l’appello del Comitato anti-E55. Si saranno costituiti nella notte... È un miracolo che gli imprenditori restino ancora qui, sono eroi. No, bisogna garantire la libertà d’impresa e puntare su qualche progetto forte: noi lo abbiamo fatto con l’attracco commerciale sul Po, per il quale la Provincia ha stanziato 1,2 milioni. Speriamo di poter andare avanti e che una nuova classe imprenditoriale, della quale si vede qualche traccia nel Comacchiese, si faccia avanti».
Maria Teresa Romanini (Lagosanto)
«Difficile agire in concreto quando ti mancano due punti di riferimento istituzionali come Provincia e Regione, sia pure momentaneamente. Il lavoro è di certo una priorità, i singoli sindaci possono però farci pochissimo. Bisogna quindi lavore nell’ottica della collaborazione tra i Comuni e le Unioni dei Comuni, tenendo conto dei problemi che abbiamo un po’ tutti per i vincoli di bilancio. Nella realtà di Lagosanto è importante la parte agricola, dobbiamo aiutare gli agricoltori a uscire dalle difficoltà». Giovanni Padovani (Mesola)aiutare gli agricoltori a uscire dalle difficoltà». Giovanni Padovani (Mesola)
«Cosa si può fare a livello locale? Qui a Mesola siamo molto vocati nell’agricoltura, in particolare nelle produzioni orticole come asparago, radicchio e carote: aiutare le aziende che valorizzano queste eccellenze è un modo concreto di favorire l’occupazione a livello locale. Il turismo è un’altra risorsa da sfruttare, lavorando in sinergia con Goro, Codigoro e Comacchio. Un esempio è il servizio di trasporto lungo la costa, che porta i turisti del litorale a visitare l’interno: è appena partito, va ricalibrato ma bisogna puntarci. A livello più ampio bisogna fare rete, non si scappa: l’esempio è quello degli enti parco del Delta emiliano e veneto».
Elisa Trombin (Jolanda)
«È un po’ di anni che abbiamo di fronte il problema occupazione, che è italiano e non solo ferrarese. Noi sindaci abbiamo pochi strumenti, possiamo ascoltare la gente e gli imprenditori cercando di risolvere di volta in volta i problemi da loro posti: la dimensione di Jolanda lo permette. Un’iniziativa concreta sono stati i tre bandi per voucher a chi collabora con il Comune. Il primo è andato deserto, gli altri due hanno raccolto una cinquantina di adesione: è solo un piccolo assegno, magari può far uscire di casa un giovane. Per il territorio è fondamentale la collaborazione tra tutti i sindaci. Una Consulta per il lavoro? Un coordinamento non può che far bene».
Andrea Marchi (Ostellato)
[[atex:gelocal:la-nuova-ferrara:ferrara:cronaca:1.9627150:gele.Finegil.StandardArticle2014v1:https://www.lanuovaferrara.it/ferrara/cronaca/2014/07/20/news/ferrara-ora-sta-peggio-perche-e-marginale-1.9627150]]
«La riflessione parte dall’idea di un tavolo per il lavoro: va bene, purché sia molto operativo e formato da gente che lavora sul territorio, non professoroni. A livello macro la nostra economia è schiacciata, non c’è dubbio, da due fattori: la pressione fiscale e la burocrazia. Ad ogni Conferenza dei servizi intervengono non so quanti enti e ognuno vuole mettere il suo pezzettino. A livello locale, invece, non abbiamo grossi strumenti. Le dinamiche di un’area industriale come quella di San Giovanni d’Ostellato possono però aiutarci a capire certe dinamiche. Le multinazionali come Toyota e Trw, ad esempio, fanno da traino in questo momento (100 assunti nella prima, progetti di sviluppo la seconda) e hanno bisogno di creare filiere con Comune e Regione. Alla Toyota serviva formazione e noi li abbiamo aiutati, la Trw intendeva accreditarsi come polo di ricerca e sviluppo e ha trovato una sponda. È l’unica strada per radicare la presenza delle grandi imprese».
Marco Ferrari (Formignana)
«A livello comunale possiamo fare poco, il governo non ci sta aiutando con i continui tagli ai trasferimenti ai quali possiamo rispondere solo aumentando le tasse. Ho dovuto rincarare l’Imu sulle attività produttive, dalle quali ricavo 38mila dei 66mila euro totali derivati da quest’imposta. Sono molto preoccupato per le imprese della mia zona artigianale. Viabilità e infrastruttura, a livello più generale, restano le preoccupazioni principali».
Angela Poltronieri (Mirabello)
«Il tema lavoro è estremamente importante se vogliamo che le persone rimangano in questi territori. Le nostre azienda hanno dovuto affrontare uno sforzo straordinario per consolidarsi dopo il terremoto, ora che vengono liberate risorse importanti a livello finanziario è necessario rendere più visibili e trasparenti queste opportunità, al servizio del tessuto delle piccole e medie aziende locali. Faccio un esempio: un babando per una ristrutturazione da 110mila euro è andato inizialmente deserto, poi è stato aggiudicato ad un’azienda non ferrarese. Bisogna, poi, lavorare sicuramente sul commercio promuovendo anche i piccoli centri, in ottica turistica. Poi c’è il tema della formazione, l’agroturismo e il settore alberghiero, in una zona come la nostra, sono fondamentali. Noi Comuni dobbiamo imparare a lavorare assieme, l’Unione Alto Ferrarese ha fatto appena il primo passo di un percorso lungo».
Nicola Rossi (Copparo)
«La prima riflessione in tema lavoro che mi viene è rivolta al governo: è necessario dare la possibilità agli enti locali di sbloccare il patto di stabilità per mettere in moto qualche piccolo investimento; e accompagnarci alla caccia dei fondi europei in partnership pubblico-privato. Bruxelles sembra lontana ma, in realtà, sta ad un passo da noi su questioni come ambiente ed energia. La collaborazione istituzionale è fondamentale, lo dico da aderente al Patto dei sindaci. Certo la Consulta per il lavoro c’era quando magari non serviva, e in questo momento non esiste più nemmeno il coordinamento della Provincia. Dall’1 ottobre ci saremo noi sindaci, credo che il Castello sia il posto giusto per ragionare di strategie territoriali avendo già sentito il sindaco di Ferrara esprimersi in questo senso. Il primo segnale è arrivato con il nuovo consiglio di amministrazione della Sipro. A Copparo ci sono passi in avanti sul fronte Berco, che pur essendo una multinazionale sta rafforzando il suo legame con il territorio. Abbiamo progetti condivisi, il rapporto è più stretto rispetto agli anni passati».
Daniele Garuti (Poggio Renatico)
«Un tavolo di confronto sul tema lavoro? Facciamo pure, ma ormai qui non sono rimaste neanche le sedie... L’economia non la facciamo certo noi sindaci, è giusta l’idea di Tagliani di legarci al carro di Bologna, altro non possiamo fare, ma anche lungo la via Emilia non è che se la passino così bene. Sono scettico nei confronti dei colleghi che dicono “abbassiamo l’Imu che così arrivano nuove aziende...”, le strategie delle multinazionali non dipendono da queste cose. Di ricette non ne ho, quelli che ne hanno proposte negli ultimi 20 anni le hanno sbagliate tutte. Servirebbero certo nuove infrastrutture, Cispadana, Nuova Romea ecc. ma non riusciamo neanche a metterci d’accordo tra noi su chi inizia per primo. La prima cosa da fare sarebbe questa. Ma in Regione, quando si parla di Ferrara, tutti si mettono le mani nei capelli e scuotono la testa: diciamo che non sono sorpreso dei dati catastrofici».
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli La Nuova Ferrara per le tue notizie su Google
