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«Noi sindaci, al fronte e senza risorse»

«Noi sindaci, al fronte e senza risorse»

Servono investimenti, sviluppo del turismo, strategie comuni e globali: proposte e richieste degli amministratori ferraresi

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Investimenti, strategie comuni e soprattutto globali contro l’isolamento, soprattutto. E allora servono infrastrutture, prima delle idee. Ecco cosa dicono altri 9 sindaci ferraresi.

Rita Cinti Luciani (Codigoro)

«Il tema dell’occupazione è l’emergenza numero uno per noi sindaci, siamo “al fronte” perché le persone senza lavoro vengono da noi a chiedere aiuto. Va fatta una riflessione sui giovani, perché un territorio che non riesce a trattenerli ha dei problemi seri, ora o in futuro. Ma anche a chi ha un’età da 50 anni in su, ha perso il lavoro e non ne trova altri, non avendo ancora l’età della pensione. Noi sindaci abbiamo pochi strumenti per intervenire, soffocati come siamo dai mille vincoli del patto di stabilità, e il territorio ferrarese ha anche sofferto, direttamente e indirettamente, del terremoto. Bisogna avviare politiche comuni a livello territoriale, basta sul serio con i municipalismi. E a livello nazionale serve un’azione forte contro la burocrazia, perché non è vero che è stata combattuta. Poi servono gli investimenti».

Piero Lodi (Cento)

«Il Lavoro è una priorità per chi amministra, ma i Comuni hanno le armi spuntate e le leve su cui agire sono poche: la formazione professionale, l’imposizione fiscale locale, gli eventi più o meno importanti che possono dare un’occasione alle piccole imprese. Per fare qualcosa di più significativo bisogna agire su scala più grande. È il caso dell’accordo di programma per la VM Motori, che ha creato decine di posti e in prospettiva 300 occupati in più, in cui Cento ha avuto come partner istituzionali la Regione con Errani e la Provincia. Sia chiaro che il mio Comune da solo non avrebbe mai potuto disporre delle risorse necessarie per intervenire sui costi della formazione e della selezione per un accordo di questa portata. Ora con la seconda fase del piano di ricostruzione post-terremoto cerchiamo di venire incontro il più possibile alle richieste e alle esigenze delle imprese. Per fortuna abbiamo ancora gente che ha ancora voglia di investire: c’è chi vuole ristrutturare, chi chiede di ampliare un capannone, di farne uno nuovo... Nel rispetto del territorio cerchiamo di essere flessibili al massimo, anche perchè a volte soddisfare una richiesta equivale a contrastare fenomeno di delocalizzazione verso altre aree italiane, ad esempio la Romagna o in Romania. E non sto facendo esempi a caso».

Sabina Mucchi (Fiscaglia)

«Il lavoro è un’emergenza drammatica, che va affrontata innanzitutto a livello di governo nazionale lavoro in modo sistematico per favorire gli investimenti privati: mi riferisco alla riduzione dei costi dell’energia, ad agevolazioni importanti per chi decide di assumere. Poi veniamo noi, dei governi locali: siamo in una fase di riordino istituzionale nella quale ci sarà un confronto, anche duro, tra area vasta, Unioni dei Comuni, Città metropolitana, Regione. Se ognuno guarda al proprio pezzettino sarà un disastro, dobbiamo invece mettere a punto strategie territoriali e coinvolgere in pieno gli imprenditori e le associazioni economiche. I privati debbono partecipare anche alla discussione sui fondi strutturali Ue 2014-2020. A questo proposito per i bandi europei il Comune metterà a disposizione un funzionario in grado di fornire indicazioni e informazioni alle imprese».

Barbara Paron

(Vigarano Mainarda)

«Noi sindaci abbiamo la fila tutti i giorni di gente che chiede lavoro. Le istituzioni - come sostiene l’economista Marianna Mazzucato - possono fare molto, il ruolo dello Stato e degli Enti locali è fondamentale per rimettere in moto l’economia. Nell’Alto Ferrarese, ad esempio, abbiamo cercato di far diventare un’opportunità la tragedia del terremoto, penso alla ricostruzione delle scuole finanziata con risorse pubbliche. Ma per lo sviluppo occorre una strategia nazionale ed europea, su questo punto Renzi ha delle idee, delle proposte e non va lasciato solo».

Nicola Minarelli

(Portomaggiore)

«Meno vincoli sul patto di stabilità possono far ripartire un pezzo dell’economia legato alle costruzioni, sarebbe già qualcosa e questo i Comuni possono farlo se vengono messi nelle condizioni idonee. Poi, a livello provinciale, va sviluppato il rapporto tra istituzioni e privati. Anche qui il livello locale può incidere. Ma è a livello di governo e di Europa che qualcosa deve cambiare».

Chiara Cavicchi (Voghiera)

«C’è anche una cultura del lavoro da recuperare: è sbagliato l’atteggiamento di chi sta ad aspettare che qualcosa accada, sia esso un cittadino o un sindaco. A qualunque livello non può mancare l’iniziativa personale. Come amministrazioni possiamo valorizzare i nostri territori; a Voghiera puntiamo sul distretto agro-culturale, che significa prodotti tipici, cura del paesaggio, ecoturismo.

Da tempo cerchiamo di contenere la pressione fiscale sulle strutture agricole e valorizzare le colture che più ci caratterizzano. Per sviluppare opportunità per i giovani coinvolgiamo gli enti di formazione con l’obiettivo di recuperare attività artigianali dismesse. Crediamo che rivitalizzare i centri abitati sia importante per sviluppare e mantenere le piccole medie attività commerciali».

+Alan Fabbri (Bondeno)

«Un Comune può fare poco e niente se non cercare di agevolare chi vuole investire nel territorio, ma con una tassazione che è al 60%, se un imprenditore vuole investire gli passa la voglia. È sul fisco delle imprese che bisogna agire, altro che 80 euro in busta paga per prendere dei voti. In mancanza di ciò i sindaci possono solo fare buona amministrazione: dare i permessi in tempi rapidi a chi vuole lavorare e tenere basse le tasse locali. Ma poi ci sono aziende agricole di casa nostra che non trovano personale e qualche domanda sul perché accade è lecito farsela».

Marco Fabbri (Comacchio)

«Come territorio abbiamo la fortuna di avere ancora imprenditori che stanno investendo e che investono per il futuro sia in strutture alberghiere che villaggi: non avendo vocazione industriale e artigianale abbiamo questa grossa opportunità che potrà dare nei prossimo 5/6 anni sbocchi occupazionali. Si può fare di più, per il turismo e lo stiamo facendo. Prima di tutto una maggior visibilità del nostro marchio, unico: come accade per i due parchi del Delta, sponda veneta e romagnola, visto l’accordo di presentarsi all’Expo 2015 come Parco del Delta da Cervia al Veneto. Questa sarà una delle occasioni per portare in giro per il mondo il territorio. Stiamo ad esempio programmando tutte le fiere internazionali e vogliamo esportare il nostro brand all’estero per permettere col turismo balneare, di portare persone per un periodo maggiore. Certo la disoccupazione resta altissima e le risposte che vengono date sono limitate perchè riusciamo a vendere Comacchio solo nei mesi estivi, invece la scommessa sarà, con il Parco, riuscire a farlo diventare un traino per 365 giorni all’anno, con una potenzialità occupazionale altissima. Le richieste per il futuro ci vengono da più parti, per progetti di ampliamento strutture ricettitive e anche nuove: sono opportunità da valutare».

Diego Viviani (Goro)

«Il settore trainante della nostra economia, l’allevamento di molluschi, risente della crisi, per prezzi e produzione in calo, di un bene che non è di prima necessità. Ci resta il turismo, e anche questa è nota dolente. A Goro stiamo cercando di incrementare l’offerta, ma per puntare ad un aumento di turisti e investimenti occorrono infrastrutture. Dobbiamo agganciare il territorio al resto del mondo, soffriamo un isolamento fisico che non ci collega alle grosse vie di comunicazione, all’alta velocità, motori trainanti di sviluppo. Rimaniamo una parte di territorio a metà tra due poli turistici, la costa romagnola e Venezia: dobbiamo riuscire a rappresentare un’alternativa naturalistica. Per fare questo serve un potenziamento delle infrastrutture, nuova Romea, in primis che da Mestre a a Ravenna unisca tutti i punti di snodo che possono percorrere i turisti, non far sì che questa strada sia solo per i camion, come accade ora».

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