Addio a Saetti Il soldato violinista
Si è spento Mario Saetti all'età di 89 anni. Chi non lo ricorda in via Bologna, tra l'ingresso e il bancone della tabaccheria, accogliere chi veniva da fuori? Un sorriso e il tono burbero della voce,...
Si è spento Mario Saetti all'età di 89 anni. Chi non lo ricorda in via Bologna, tra l'ingresso e il bancone della tabaccheria, accogliere chi veniva da fuori? Un sorriso e il tono burbero della voce, ma sempre gentile, come fosse un buon vicino. Sembra ieri. E Mario, che abitava da decenni alle spalle della sua attività, a ogni ingresso aveva una storia da raccontare. Mario si era formato come manovale edile al fianco del padre, ma aveva continuato a coltivare lo studio del violino in Conservatorio.
«Compiuti i diciotto anni mi arrivò la chiamata alle armi e partii per Parma: correva l'anno 1942», aveva raccontato di sé per la Giornata della Memoria del 2010. Quella convocazione, infatti, gli costò la deportazione verso la prigionia olandese, per una svista. Per un equivoco, durante il ricovero causato da una pleurite improvvisa, fu arrestato dalla Gestapo. Da quell'istante infausto, cambiò tutto per Mario dal breve giorno alla lunga notte, dall'andata da casa al ritorno in una Ferrara ferita dalla guerra. "Partimmo dall'Olanda per proseguire attraverso Germania, Polonia, Ungheria, sino al confine con la Russia: i tedeschi si preparavano all'avanzata delle truppe sovietiche - e tra le dure mansioni per resistere, i malanni e lo scarso nutrimento, mai abbandonò il suo strumento:
«I viveri mancavano costantemente. Però ero riuscito a salvare il mio violino dalle razzie durante gli smistamenti. Lo avevo addosso da quando sono scappato quel pomeriggio a Parma e mi ha aiutato molto», specialmente con le persone sul cammino.
Matteo Bianchi
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