Architetto comacchiese trovato morto
Si tratta di Giuseppe Turri, 39 anni, da tempo residente a Bolzano. Non si avevano più sue notizie dal 16 luglio
BOLZANO. Un corpo privo di vita, precipitato per decine di metri, rinvenuto lunedì nel tardo pomeriggio dagli uomini del soccorso alpino e dai carabinieri di Caldaro nel bosco alle pendici della parte rocciosa del monte Penegal. Ieri attorno alle 13, la notizia ufficializzata da parte degli inquirenti: si tratta della salma di Giuseppe Turri, architetto di 39 anni, residente a Bolzano da tempo per motivi professionali, ma originario di Comacchio, località in cui vivono tuttora i genitori.
Di lui non si avevano più notizie da mercoledì della scorsa settimana. Il cadavere è stato trovato martoriato dagli effetti della caduta dalla parete rocciosa, privo di documenti di identità. Anche per questo, sino a lunedì sera, non si erano avute conferme certe sulla identità della salma. Ieri il drammatico riconoscimento da parte di un parente. Escluse le ipotesi di omicidio e di incidente stradale, prende forza quella del suicidio.
A far ritenere che si trattasse effettivamente del corpo di Giuseppe Turri, fin dal primo momento, è stato il ritrovamento della sua moto in sella alla quale era stato visto allontanarsi dalla città di Bolzano. Sono stati i gestori dell’albergo in vetta al Penegal a notare quella moto parcheggiata davanti all’albergo da alcuni giorni. Quando i controlli delle forze dell’ordine hanno evidenziato che si trattava della moto di Turri (la cui scomparsa era stata denunciata mercoledì scorso da un’amica, con cui era solito sentirsi ogni due o tre giorni) gli inquirenti hanno deciso di sorvolare con un elicottero il bosco ai piedi della parete rocciosa del Penegal nell’ipotesi della tragedia. In effetti si è arrivati abbastanza rapidamente all’individuazione di un cadavere.
Dal 16 luglio scorso l’uomo aveva reso impossibile qualsiasi contatto o comunicazione. Il telefono cellulare di Turri era sempre spento. Tra l’altro non era mai accaduto in precedenza che l’architetto comacchiese tenesse il telefonino inaccessibile così a lungo per non poter essere raggiunto. Gli inquirenti erano anche pronti a far scattare anche controlli bancari per verificare eventuali movimenti sul conto corrente. Nei giorni scorsi erano state fatte ricerche pure a Comacchio, ascoltando i genitori che però non avevano potuto dare notizie utili.
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli La Nuova Ferrara per le tue notizie su Google
