Filo, una grande festa di popolo
Il Pd riesce ad unire il paese. Oltre duecento i volontari impegnati nella manifestazione
FILO. Quando si arriva in prossimità del paese si nota una bandiera rossa che sventola su un pennone. È il segno inequivocabile di “Filo è festa” così viene chiamata la kermesse del Pd. Ci sono anche le bandiere del Pd, quella della Pace e quella italiana all’interno del parco Gian Piero Coatti, uno dei volontari che morì all’interno del parco al quale è poi stato dato il suo nome, nel 2005 mentre stava lavorando all’allestimento della festa, ma sul pennone più alto sventola una maxi bandiera rossa. Quella di Filo è la più importante festa provinciale assieme a quella di Anita ed una delle più importanti nel panorama nazionale. Oltre 200 i volontari impegnati nella festa che è iniziata venerdì 18 e che è andata avanti fino a domenica e che riprenderà giovedì 24 per concludersi domenica 27. «Gran parte sono di Filo ma una mano la danno anche altri amici di Argenta e delle altre frazioni del territorio - spiega Robert Brunelli, responsabile del circolo Pd filese - questa è la festa di tutto il paese. Siamo sopravvissuti a vicende tremende come la Costruttori e la Cmr. Abbiamo sofferto ma siamo ancora qui. Chi viene a trovarci si passa una serata in quanto oltre ai due stand gastronomici (quello tradizionale e il ristorantino Glamour dove giovani appassionati di cucina propongono piatti innovativi), e la pizzeria gestita da Max, un pizzaiolo professionista, vi sono i bar, quello dei giovani, denominato “La Pannocchia” è gestito da San Biagio, e la Capannina dove vengono serviti vini e birra artigianale, la pesca gigante, lo spazio libri, giochi per i bimbi, la tombola, esposizioni e mostra mercato e l’area spettacoli dove si può ballare al ritmo delle migliori orchestre nel panorama nazionale(domani sera sul palco centrale si esibirà il gruppo Joe Di Brutto, venerdì 25 Patrizia Ceccarelli, sabato 26 La Storia di Romagna e domenica 27 Genio e i Pierrots), e il piano bar. «La nostra può considerarsi una festa provinciale - prosegue lo stesso Brunelli - già da qualche tempo abbiamo avanzato una proposta ai dirigenti del Pd di svolgere la festa provinciale in maniera itinerante anzichè farla ogni anno a Ferrara ma finora sono rimasti sordi rispetto alla nostra proposta. Riteniamo che possa essere un’idea intelligente che valorizzi il grande lavoro che viene svolto ancora in vari territori. Abbiamo anche proposto la creazione di una centrale collettiva per gli acquisti. Ogni anno nella sola provincia di Ferrara si svolgono una ventina di feste. Riteniamo che si possa fare fronte comune ad esempio acquistando collettivamente prodotti, penso ad esempio l’acqua e il vino, ma anche servizi di guardiania e tanto altro. Se l’acquisto di beni o servizi lo fa singolarmente ogni festa il prezzo è X, se invece l’acquisto lo si fa in maniera collettiva si possono spuntare prezzi inferiori. Ma anche su questo discorso Ferrara non ha mai risposto». Su una possibile fusione tra varie feste dell’Argentano al fine di contenere i costi Brunelli non sembra possibilista. «Sono stati solo alcuni pour-parler. Credo che ognuno continuerà ad andare per la propria strada. I campanilismi sono molto forti. Magari è un discorso che si potrà riproporre nei prossimi anni. Il problema principale consiste in un ricambio nel personale di cucina che in genere è composto da persone anziane. Sono loro a preparare i vari condimenti, sono loro gli specialisti nella cottura delle anguille alla brace, una delle nostre specialità assieme ai tortellini». Con Brunelli si tocca poi il problema dei costi. «Sono in costante aumento, si pensi alle spese di allestimento - spiega Brunelli - non possiamo fare una festa di durata maggiore in quanto i nostri volontari non ce la farebbero. Su una festa che dura sette giorni le prime serate servono per pagare i relativi costi, sperando che il tempo dia una mano». Brunelli che spende due parole per lo stesso parco. «È di nostra proprietà - spiega - vorremmo utilizzarlo maggiormente ma vi sono problemi burocratici che ci impediscono di farlo».
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